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giovedì 5 marzo 2015

2 anni di Canada... ça va sans dire: considerazioni sparse!



Ieri sono stati 2 anni di Canada per noi (evviva evviva!)
In questi due anni (che sembrano a volte molto meno, a volte molto di più) abbiamo raggiunto molti traguardi e, come tutti i grandi anniversari, è tempo di fare un punto della situazione.

La prima cosa che mi viene in mente è: devo fare una rettifica su una cosa affermata qui sul blog mesi addietro.
Forse qualcuno di voi ricorderà il mio messaggio di qualche tempo fa dal titolo "Ma dove vai in Canada che fa freddo?" in cui affermavo baldanzosa "Eppure vi dirò una cosa: a me questo freddo incredibile non sta creando il minimo problema"
Beh. Era più facile dirlo stando in casa :D Questo inverno l'ho passato interamente "fuori" (dove per fuori non intendo che il marito mi ha gettata all'addiaccio, intendo che sono uscita ogni giorno per andare a lavoro) ed effettivamente l'ho sentito sulla mia pelle (soprattutto l'hanno sentito i miei giorni di malattia visto che me li sono usati tutti a ridosso di un mese per via di una fastidiosa e persistente infezione respiratoria). Posso dire che è stato il mio primo vero inverno vissuto e non visto da dietro una finestra e beh: è roba seria.

Per il resto confermo quanto detto nel post: l'efficienza della città è notevole per affrontare il freddo e quello che ne consegue (ghiaccio e neve) e l'organizzazione personale è essenziale.

Ho retto tutto l'inverno con un abbigliamento abbastanza "standard" e multistrato.. Pantacollant, jeans, calze di spugna ma alte (non i fantasmini, per intenderci), buone scarpe da neve, canottiera, maglietta a maniche corte e felpa più giaccone con cappuccio annesso. Niente di ultra tecnologico insomma ma sempre con guanti + berretto + sciarpa. Rispetto a Roma diciamo che ho messo una giacca più pesante, non i miei soliti anfibi ma delle scarpe più serie e uno strato in più (pantacollant + canottiera che non indossavo più o meno dai sei anni.) e grossi problemi non li ho avuti .. tranne un giorno che ho aspettato con non chalance un autobus per 26 minuti a -30 gradi e poi l'ho scontata.

Niente di non affrontabile e assolutamente accettabile visto i benefici del vivere qui, ma comunque non da sottovalutare.

Seconda cosa: ho finalmente ricevuto il mio permesso di residenza permanente :) Ho un bel timbrozzo sul passaporto che certifica che posso effettivamente rimanere qui: non ho più la data "di rientro" modello scadenza del latte. E sono in attesa del mio tesserino fotografia-munito che attesta la cosa ufficialmente!
In tutto la pratica del ricongiungimento familiare ci ha messo 1 anno e otto mesi: un anno e mezzo per il permesso di lavoro e pochi mesi per la residenza permanente (che abbia aiutato il fatto che una settimana dopo l'arrivo del permesso abbia iniziato a lavorare full time?)
Il giorno dell'appuntamento con l'immigrazione, ho trovato ad attendermi una stanza piena di
persone: tutte come me in attesa della residenza permanente ed alcuni dipendenti estremamente gentili e sinceramente contenti per il fatto che fossero con noi in un giorno così importante.
Personalmente mi sono commossa come una bambina: ho aspettato a lungo questa cosa e non vedo l'ora di poter richiedere anche la cittadinanza.. adoro l'idea di avere due cittadinanze di due Paesi che amo: uno per la mia origine e le tradizioni che porto dentro di me, uno per il mio futuro e che ho scelto per la mia famiglia e le mie speranze di benessere.
Oh insomma. Fa parte delle considerazioni il guardarsi indietro e fare bilanci: a distanza di due anni abbiamo entrambi un lavoro, siamo in affitto in una bella casa, io ci metto 15 minuti per andare a lavoro con un autobus diretto e mio marito ci va a piedi. Abbiamo una macchina (usata ma svolge il compito di portarci in giro) tutte le nostre cose sono arrivate da Roma, i nostri gatti sono tutti insieme qui. Abbiamo aperto i nostri due conti in banca, abbiamo telefono e internet, il nostro giro di amicizie ed i nostri posticini dove andare a mangiare. Io, personalmente, riesco a camminare agevolmente su neve e ghiaccio ed è qualcosa di importante.

Terza cosa: mi mancano i miei amici, mi mancano moltissimo i miei genitori e la mia famiglia rimasta in Italia. Mi manca il cibo buono, mi manca orrendamente la mozzarella che non riesco a trovare ed il prosciutto crudo che è illegale in Canada (!!) ma nello stesso tempo mi rendo conto che non ho la minima voglia di rimettere piede in Italia. Non so se è carattere, fortuna, soddisfazione personale ma vedo moltissimi italiani che non riescono a tagliare il loro rapporto con il Paese mentre io, francamente, non ho la minima intenzione di tornarci se non per riabbracciare gli affetti e rotolarmi nel buon cibo. (ottimi motivi, per carità.) e anche lì ho i miei dubbi.. Preferirei di gran lunga, in uno slancio di egoismo bieco, avere la possibilità di mostrare la bellezza di questo posto, le mille sfaccettature della mia nuova vita a chi amo piuttosto che tornare agli affanni e alle preoccupazioni condite con l'olio buono. Ma penso sia una questione molto personale che probabilmente con il tempo cambierà (dopotutto sono ancora ggggiovane. Dall'alto dei miei 33 anni che ancora vengono scambiati per 25 in qualsiasi Paese vada. Evidentemente essere geek e giocare molto ai videogiochi rende giovani più delle creme!)

Quarta cosa: quando ero fanciulla e mi piaceva fare la tipa profonda, una delle mie frasi preferite era "la felicità è un modo di vedere" ed effettivamente è rimasta una delle mie preferite e bene si adatta alla nostra esperienza in Canada. Continuo ad accorgermi che la gente rimane abbastanza colpita dalla nostra scelta, molti mi fanno i complimenti e mi dicono che siamo stati molto coraggiosi. Io penso che non sia un discorso di coraggio ma di modo di vedere le cose. A distanza di due anni mi rendo conto che abbiamo fatto la scelta giusta. Se avete in mente di andare via, se davvero avete le spalle al muro ma anche se "semplicemente" non siete soddisfatti di come vanno le cose, vorrei condividere con voi quello che ha fatto andare via me: abbiamo solo una vita da vivere su questa Terra e molte delle cose che ci capitano non sono direttamente legate alla nostra volontà. Ma molte altre si, compreso il dove vogliamo vivere. Se anche voi come me avete pensato "Ma voglio viverla così tutta la mia vita?" sapendo che fuori c'erano altre opportunità, altre persone, altre cose da scoprire.. allora aprite il browser e cominciate a cercare. Non partite senza un piano, documentatevi: è tutto online, basta cercare. E sempre sui siti ufficiali, indipendentemente se in Canada o meno.

Come sempre, auguro di cuore a tutti i nostri lettori che vogliono veramente cambiare vita, di finire tra due anni a dire "cavolo abbiamo fatto bene": non rinunciate a quello che volete, anche se ci vorrà del tempo. E non pensate che sono cose che vanno fatte a 20 anni e poi "è troppo tardi": il problema dell'età è qualcosa di squisitamente italiano. Qualsiasi cosa si voglia fare, ma per davvero, siamo solo noi quelli che pongono i limiti.

(sto diventando vecchia ma a volte sono ancora una tipa profonda.)

venerdì 23 gennaio 2015

"And i say just stay cool, stay humble, stay beautiful and just do the work.": Considerazioni lavorative e invernali.

Halloween? Davvero l'ultima volta che abbiamo scritto è stato HALLOWEEN?
Cari amici di Nerd in Canada: ben ritrovati e scusateci tanto.
Sono stati due mesi impegnativi che dire impegnativi è dire poco: sia per me che per la dolce metà.
Abbiamo tante, tantissime cose da raccontarvi: alcune pratiche, molte "di pancia" per comunicarvi cosa vuol dire vivere qui davvero. Si perché almeno per quanto riguarda me (Ilaria) la vita in Canada è cominciata veramente da un paio di mesi. "Ma come" diranno i miei lettori "ma tu ci sei andata a vivere due anni fa in Canada!"
Beh: devo dire la verità. Due mesi a lavoro, due mesi di vita vissuta da canadese, sono la mia personale vera esperienza e per questo vorrei raccontarvi tutte le sfumature.
Verranno altri articoli dopo questo, lo promettiamo.
Vorremmo parlarvi dell'Express Entry che è cominciata con l'anno nuovo.. (a proposito: Buon Anno a chi non è passato nella nostra pagina Facebook e si è beccato gli auguri con la data giusta)
Vorremmo parlarvi dei dettagli burocratici relativi al ricongiungimento familiare e di come procede la pratica per raccontarvi cosa aspettarsi nel caso vogliate intraprendere un percorso simile al nostro.
Vorremmo anche raccogliere alcune risposte che abbiamo dato ad alcuni di voi in privato (magari una rubrica di "lettera ai nerd" in cui un minimo diffondiamo le informazioni... sai mai che può tornare utile a qualcuno)
Insomma: di cose da fare ce ne sono tante e promettiamo maggiore assiduità.
C'è una buona motivazione per il ritardo di due mesi: come accennavo all'inizio, ho cominciato il lavoro nuovo. Che poi tanto nuovo non è perché lavoro di nuovo per la stessa azienda per cui lavoravo in Italia (e chi ha visto il nostro video di Italianinfuga sa di cosa sto parlando :D) con la piccola differenza che lo faccio full-time parlando 2 lingue.
Diciamo che è come fare lo stesso livello di un videogioco ma a versione super hard: sai di cosa si tratta, ti ricordi di averci giocato, ci sono dinamiche nuove e parlano tutti francese ed inglese.
A volte insieme: e non è una battuta. La gente qui comincia a parlare inglese e nella stessa frase (!) cambia lingua. Estremamente divertente. Terrificante all'inizio ma ora che comincio a capire il meccanismo ci si diverte.
Ora: quelle che scrivo qui sono le mie personali considerazioni. Se c'è una cosa che mi ha insegnato l'essere expat è che ognuno di noi expat è diverso dall'altro. Ci sono paure più o meno condivise ma le reazioni a queste paure sono diversissime.
Un esempio tipicamente canadese: il freddo.
Il freddo è uno di quei motivi per cui la maggioranza della gente che conosco è andata via volentieri o pianifica di andarsene. Un giorno in negozio ho avuto a che fare con una cliente russa (!) che mi ha candidamente confessato che qui fa troppo freddo, lei ci vive da quasi 20 anni e preferisce tornare in Russia piuttosto che passare un altro inverno in Canada.
Ok: magari non viene proprio dalla Siberia ma è stata una interazione abbastanza inquietante.
Mentre vi scrivo fuori fanno -1 gradi: sono uscita poco fa e non ho nemmeno messo i guanti. Anzi ho proprio pensato "uhm che caldo oggi!" ma ho avuto esperienza, circa 3 settimane fa, di una attesa di 20 minuti per l'autobus, con -23 gradi. Per la temperatura si è spento il telefono (subito dopo aver chiesto alla mia assistente vocale "Quanti gradi fa? Ho un po' freschino") ed il risultato è stata quasi una settimana di malattia, nel mezzo dei due week end di corso che dovevo seguire per il lavoro.
Insomma: con il freddo qui non si scherza. Una mattina ci siamo trovati con tutta Montréal sotto il ghiaccio.. E non per dire. Queste sono le fotografie fatte durante la grande gelata:
Il marciapiede subito fuori la porta di casa con la neve ricoperta di ghiaccio: subito dopo il marciapiede completamente ghiacciato..


Particolare del ghiaccio subito sopra la neve: notare lo spessore. TUTTO era ricoperto da questo strato di ghiaccio..
Il nostro amato albero completamente ricoperto da uno strato di ghiaccio.
Molto bello. Molto affascinante. Molto pericoloso. E' durato un giorno intero in cui per fortuna non lavoravamo ma il giorno dopo era già praticabile. Si esce di casa un po' prima, si cammina con cautela, si prendono le dovute precauzioni e si vive: si potrebbe riassumere così il tutto.
E' da dire anche che per una persona come me, che la neve l'ha sempre frequentata poco, è uno spettacolo continuo. La città è bellissima e a volte io per prima rimango senza parole per quello che si vede.
Per darvi una idea...


E insomma: il freddo c'è, inutile negarlo.
C'è una seconda cosa di cui vorrei parlarvi ed è la bellezza dell'essere italiani all'estero.
Non so se i miei compagni di avventura sparsi per il mondo hanno la stessa percezione quando parlano con gli autoctoni ma quando dico che sono italiana la gente è contenta di avere a che fare con me. Sono contenti che io sia italiana e mi rendo conto che porto molto "valore aggiunto" nelle mie conversazioni grazie al fatto di essere italiana. Anche la pronuncia del mio francese ringrazia perché il francese parlato da me a volte è più comprensibile di quello dei miei colleghi inglesi che si buttano a parlare francese (incredibile ma vero.)
E poi c'è tutto il bagaglio culturale: una mia collega appena ha saputo che ero di Roma mi ha abbracciata dicendo "e tu lo dici così? Veni da ROMA!!!"
A volte ci si dimentica di quanto sia figo essere italiani e viaggiare aiuta a ricordarlo.
Il Canada poi amplifica moltissimo questa sensazione: la gente viene da tutto il mondo, parla lingue diverse e si è convenuto di palare inglese e francese. Ma ognuno di noi (e vi ricordo che gli immigrati sono 3 su 5...) porta la sua esperienza, il suo vissuto, le sue tradizioni, la sua lingua, la sua cultura. E questo miscelare continuamente tutte le vite di tante persone è una delle cose più belle che la città mi sta regalando: ogni giorno imparo qualcosa di incredibile, ci si scambiano ricette, ci si scambiano racconti però lo si fa tutti parlando la stessa lingua e aiutandoci a vicenda perché può capitare che ad uno di noi non venga una parola ed ecco che si trova il modo di capirsi.
Questa comunicazione spontanea, multiculturale, viva e potente è probabilmente la benzina delle mie giornate: è divertente vivere qui. Sono molto fortunata perché per molti il Canada non è stata la risposta giusta mentre per me è stata subito quella perfetta: sono perfettamente affine al modo di vivere di qui, mi piace il fatto che le cose si facciano per bene. Ci sono cose che non funzionano, come in tutti i Paesi del mondo, ma ci si lavora sopra e questo fa ben sperare.
E' un Paese che funziona ed è la più grande risposta pratica a tutti gli estremismi del mondo: una società dove persone di etnìe, culture, religioni, orientamenti sessuali ed esperienze diverse vivono insieme e vivono bene. E non è che lo dico tanto per dire. Lo dicono loro stessi: basta leggere sul sito ufficiale, in italiano, cosa dicono a proposito della Società e Cultura.

"La popolazione etnica e culturale del Canada si è sempre più diversificata nel corso degli ultimi 40 anni. Nel 1971, il Canada è diventato il primo Paese al mondo a adottare una politica multiculturale. Il Canada riconosce e valorizza la sua ricca diversità etnica e razziale: oltre 200 gruppi etnici convivono in Canada; più di 40 culture sono rappresentate nella stampa etnica canadese; l'immigrazione rappresenta attualmente oltre il 50% della crescita demografica del Canada."


Terza cosa: quali sono le difficoltà che sto incontrando.
Vivere qui, lavorare qui, è diverso dal mio anno precedente in cui fondamentalmente limitavo le conversazioni al pagamento della cassa del supermercato quando dovevo proprio uscire.
Adesso le mie otto ore le passo senza parlare una parola di italiano (se non con qualche cliente) e la mia difficoltà principale sta nel reagire in maniera normale quando sono stanca. Le parole non vengono, si capisce poco di quello che gli altri dicono, ma quando succede in Italia qualcosa ci si inventa. Quando succede qui a volte sento di rallentare moltissimo a livello cerebrale: abbastanza inquietante.
Anche la comprensione della vita di tutti i giorni non è da sottovalutare. Sono andata oggi, che era il mio giorno off, alla banca vicino casa nostra dove abbiamo entrambi i conti con mio marito. Al momento dell'apertura del mio conto ci ha seguiti una gentilissima consulente finanziaria che oggi mi ha spiegato un po' come funziona la vita di tutti i giorni. Tanto per cominciare in Canada è obbligatorio avere una assicurazione con il proprio datore di lavoro. Questo fa si che a volte nelle famiglie se ne abbiano due, come nel nostro caso e si rischia di pagare di più per qualcosa di cui non si usufruisce realmente.
In uno dei prossimi articoli vi spiegheremo anche come funziona il credito qui in Canada: che cosa è Equifax? Come funzionano le carte di credito e di debito? La storia è più complessa del previsto (almeno lo era per me, che a malapena seguivo il tutto in Italia e ora me lo sono fatto spiegare in francese).
Tutte le cose che pensavi di sapere le devi rimettere un po' in discussione: personalmente sto vivendo questo periodo come un nuovo ingresso nell'età adulta.

Insomma! Un post un po' generale che rientra nella categoria "di pancia" ma che da giorni mi frulla in testa: penso che oltre alle informazioni materiali a volte serva anche sapere come ci si trova a livello emotivo in un nuovo Paese e spero di aver raccontato alcune sfumature di questi miei primi due mesi lavorativi :)

Come scritto sopra, promettiamo qualche approfondimento su alcuni temi specifici: se avete richieste particolari, non esitate a scriverci :) ci mettiamo un po' a volte a rispondere ma leggiamo tutto! Vi ricordiamo anche la pagina Facebook di Nerd In Canada che aggiorniamo decisamente più di frequente :)

A presto!


venerdì 27 giugno 2014

Estate [e-stiamo!] a Montréal: pensieri in libertà su cultura, italianità e sole!


I giorni continuano a passare qui nella - calda! - Montréal.
Si: fa abbastanza impressione parlare di caldo quando ci aspetterà di nuovo la neve: ma comincio ad apprezzare il tempo qui (incredibile, vero?) anche se questa estate è ancora più marcatamente caratterizzata da cambi climatici improvvisi e incredibili! [piove - fa caldo - piove - fa freddo - piove - polline ovunque - caldo di nuovo - condizionatore on - off - metto la copertina] Piove anche in Italia e soprattutto a Roma da quello che vedo dai miei contatti italiani, e anche da queste parti abbiamo avuto molta più pioggia della scorsa estate.
Eh si: sono già due estati che siamo a Montréal! Io non metto piede in Italia da un anno e tre mesi: il mio permesso è in lavorazione (ma dovremmo davvero esserci vicini), così mi preparo psicologicamente al mio ingresso nel mondo del lavoro. E magicamente mi sembra di aver perso i miei ultimi 10 anni: sono di nuovo una ventenne che comincia ad orientrasi nell'età adulta. A chi mandare il curriculum? Cosa sarò qui in Canada? In più c'è la variante lingue: riuscirò ad essere professionale parlando una lingua che non è la mia? Problematiche più o meno sensate nascono e muoiono nel giro di poche ore, portandomi a cambiare umore facilmente come il tempo canadese....!!
Ma ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare: ho deciso di cominciare a vivere la mia vita da expat in maniera spensierata: dopotutto è un regalo!
Non smetterò mai di ringraziare la buona sorte, il karma, Dio, chiunque sia lontanamente responsabile della fortuna che ho avuto a venire qui, soprattutto ora che l'Immigrazione Canadese ha fatto un bel giro di vite per quanto riguarda i lavoratori esterni (a questo proposito vi rimando all'articolo di Italiansinfuga).... Insomma!
Oggi ho voglia di condividere con voi alcuni pensieri, in ordine sparso.

Qualche settimana fa ho avuto una piacevole domenica sera in compagnia di alcuni amici italiani, anche loro qui in Canada. Camminando per il centro, siamo finiti nel Quartiere degli Spettacoli (durante la celebrazione delle FrancoFolies) dove abbiamo assistito al concerto - gratuito - di Marco Calliari, nato da genitori italiani a Montréal, canta in italiano alternando francese e italiano in uno spettacolo veramente emozionante.
Siamo rimasti poco, ma in quelle due tre canzoni ho assistito ad una bella scena: la piazza con tante persone che ballavano e cantavano. Bambini, anziani, giovani: una ragazza davanti a noi ha cominciato a ballare al ritmo della tarantella ed era contenta e sorridente. E questa ventata di italianità, nel senso puro e bello del termine, mi ha fatto tornare alla mente tutte le cose stupende che l'Italia mi ha dato: le mie passeggiate culturali con nonna in giro per i musei, le mie vacanze in campagna in Toscana per 12 anni della mia vita insieme ai miei zii e ai miei genitori, la bellezza del mare delle mie vacanze da bambina in Abruzzo, le mie fotografie ad ogni angolo di Roma tornando da lavoro, le ore passate a Villa Torlonia, l'aria tipicamente romana di quando scendevo dal treno durante le mie trasferte in giro per l'Italia.
Da quando sono qui, mi sto rendendo conto che sono a contatto con una versione italiana ferma nel tempo: gli italiani che incontro qui a Montréal sono fondamentalmente di due tipi: quelli che vengono dalle famiglie italiani e sono quindi italiani nati e cresciuti in Quèbec e poi noi. Noi siamo una nuova tipologia di italiani: quelli della nuova generazione di immigrati. Quelli che "siete italiani? E' tanto che non si vedono gli italiani qui!" e anche "Ma che bell'italiano che parlate! Siete italiani veri!?" Gli italiani di seconda o terza generazione, invece, sono magari figli o nipoti di italiani immigrati anni fa: parlano un tipo di italiano caratterizzato da inflessioni dialettali (dopotutto sono sicura che i miei figli parleranno un italiano MOLTO romano...!) e sono rappresentanti di un tipo di Italia che ormai non esiste più. E' l'Italia di mia nonna, quella dove le cose le facevi a mano, dove si facevano lunghi pranzi domenicali e dove l'essere italiano aveva tante sfumature, valori, caratteristiche che ormai sono finite un po' in disuso nell'Italia d'origine. Però è buffo, guardando dal di fuori, come siano in realtà ancora cristallizzate e presenti negli italiani qui. Il che, stranamente, sta cambiando anche la mia prospettiva dell'essere italiana. E' una cosa molto difficile da spiegare e può suonare presuntuoso ma.. adoro essere italiana. E' come se tutto quello che sono, tutto quello che la mia famiglia è, tutte le mie tradizioni, i miei ricordi: come se tutto acquistasse valore.
Forse è solo ora che sono così lontana da tutto che mi rendo conto di quanti aspetti meravigliosi ho avuto la fortuna di vivere nascendo in Italia. E solo ora che sono così lontana mi rendo conto di quanto ci sia da morire dentro per come il nostro Paese (che è davvero un Bel Paese) è diventato. Per questo sono contenta di vivere qui: dove tutto è cristallizzato, dove l'Italia ha il profumo dei miei ricordi e dove nessuno potrà mai portare via quello che sono.

Sempre per rimanere in tema di cultura: ieri sera mi sono fatta un giro per il portale del Turismo di Montréal e.. wow!! Ragazzi dateci un'occhiata perché oltre ad essere un bellissimo esempio di sito internet per la promozione del turismo, ha una quantità di eventi che fanno paura!!
Ecco alcune manifestazioni che ho trovato incredibili! Le condivido con voi per farvi anche rifare un po' gli occhi con i bellissimi video (alcuni sono stati fatti l'anno scorso ma sono comunque bellissimi e attuali!)!







Se invece siete amanti, come me, del cibo... perché non provare un pranzo in un Camion bouffe de rue? Io ancora devo sperimentarne uno.. A questo proposito vi linko questo bellissimo servizio di una televisione locale: è come sempre in francese ma l'ho trovato fatto molto bene :)!

E per finire, uno dei meravigliosi video di MTLMoments, sempre del Turisme Montréal... stavo considerando con un mio amico che il primo video di questo genere l'ho guardato mentre preparavamo il viaggio di nozze qui. Ed era pieno di cose incredibili, nuove, mai viste! Ora, ad ogni video che guardo, aumentano le cose che ho vissuto e visto .. e ogni giorno mi rendo conto che questa città è sempre più la MIA città <3

Grazie, come sempre, per seguire i nostri deliri e le nostre esperienze :)

giovedì 15 maggio 2014

Vita a Montréal: alla scoperta del mio lato sportivo (che ignoravo esistesse.), di un nuovo quartiere e di una Ilaria canadese che cresce prepotentemente.

E così le giornate si susseguono.
Oggi è il 15 Maggio e fanno 27 gradi a Montréal (33 percepiti): per rispondere a chi si lamentava del Grande Freddo, la città ha avuto la brillante idea di rispondere con il Grande Caldo e personalmente preferivo godermi ancora un po' di fresco visto che se ho scelto di venire qui è anche per il mio odio profondo per il caldo :p (della serie: se non vi piace il freddo cosa cavolo vi siete venuti a fare qui!?)

Fatto sta che ho poche scusanti ed ho cominciato a imparare a conoscere il quartiere dove abitiamo ora con un po' di uscite strategiche. (come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa, i primi di marzo abbiamo cambiato casa e non siamo più nella zona di Montréal Nord ma in quella Sud Ovest della città.)
Prima di tutto è pieno zeppo di negozietti dell'usato, cosa che sto imparando ad adorare di questo Paese. In Italia è ancora molto poco diffuso il concetto di usato ma qui in Canada è pieno di associazioni benefiche che sistemano e rivendono di tutto dai vestiti, alle cose per la casa, ai mobili agli oggetti più disparati (avevo parlato della cosa qui). E a volte capita di poter fare davvero degli affaroni, soprattutto se come me amate fare decorazione e restauro di materiale usato.

Nell'attesa del mio permesso di lavoro e di residenza permanente, infatti, ho cominciato diversi lavoretti di riciclo e decorazione e mi sto divertento veramente molto: cambiare Paese è sempre difficile ma mi ritengo fortunata di essere finita in un Paese molto più affine ai miei gusti e alle mie esigenze di quanto sperato.
(Giusto per fare un po' di pubblicità, comunque, questo è il mio nuovo sito personale, questa è la pagina Facebook di alcuni miei lavori di decorazione e questo il negozio di Etsy con cui sto cominciando a testare il tutto)

Abbiamo anche in progetto, il plurale è d'obbligo visto che sono stata ancora più fortunata ad avere una suocera creativa ed energica al mio fianco!, di cominciare a vendere in qualche mercatino della zona... vi racconterò!

Insomma: stamattina sono andata a correre lungo il canale di Lachine: 14.5 chilometri di area pedonale che partono dal Vecchio Porto fino ad arrivare al Lake Saint-Louis. E' veramente un posto bellissimo, pieno di verde ed un paradiso per gli amanti della corsa e della bicicletta. Vi allego un video che rende bene il percorso visto con gli occhi di un ciclista.



Ho anche avuto la piacevole sorpresa di fare la tessera della biblioteca sempre con la mia super suocera e di trovare alcuni libri interessantissimi.. prima di scoprire che la piscina che si trova di fronte alla biblioteca è gratuita e senza registrazione.. della serie "Questi sono gli orari, vieni, comportati bene e nuota."

Ecco si. E' tutto riconducibile a questo il vivere che sto sperimentando.. una versione più complessa del "Ama e fai quello che ti pare." in una città dove fino a quando ti comporti bene sei più che benvenuto.

Continuo a ripetere spesso e volentieri che la mia esperienza di vita in Italia è sicuramente molto influenzata dal fatto di essere cresciuta in una grande città come Roma e che molto probabilmente alcune cose possono sembrare strane a chi ha avuto la possibilità di avere un rapporto più umano e vicino con il suo paese perché nato e cresciuto in realtà più piccole.. probabilmente la mia prospettiva su affitti, parcheggi, vita sociale, città a misura d'uomo è ben diversa da quella degli altri.. proprio perché Roma, nel bene e nel male, è una città che fa un po' Paese a sé e pur avendo vissuto a Genova e Torino sicuramente la mia sensazione può differire dagli altri italiani. Ma continuo a stupirmi ogni giorno di come vanno le cose qui, di come le persone si fidino sinceramente del prossimo (al punto tale di dubitare ancora di più.. una sorta di "ma .. davvero?"), di come le cose funzionino e di come, purtroppo, per molti versi siano davvero tanto, troppo diverse dall'Italia.

Mi piacerebbe poter dire di voler tornare per cambiare le cose in un Paese che dovrebbe guardarsi di più intorno per capire veramente cosa non va e invece, molto egoisticamente, mi rendo conto che adoro essere lontano dall'Italia e di essere una delle poche, pochissime italiane che non ha nostalgia del Paese. Ho nostalgia delle persone, anzi delle Persone, che ho lasciato in Italia e vorrei poterle portare via tutte e farle vivere qui insieme a me, per rimanere nel tema dell'egoismo ma del Paese proprio no. In Italia non ho voglia di tornare, nemmeno in vacanza: mi terrorizza l'idea di scendere dall'aereo e avere da discutere già con il primo che incontro all'aereoporto. Se non direttamente sull'aereo. E nonostante io continui ad essere FIERA di essere italiana e felice delle cose che un domani potrò far vedere e vivere ai miei figli, sono anche incredibilmente grata di avere avuto l'opportunità e la fortuna di fare questa esperienza in Canada perché Montrèal, fino ad ora, è una città fatta su misura per me e per le mie esigenze e per la prima volta in vita mia controllo ogni ora se ci sono sviluppi per il mio permesso di lavoro perché ho una gran voglia di buttarmi fuori di casa (!) e scoprire il più possibile di questa meravigliosa e sfaccettata città :)