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giovedì 5 marzo 2015

2 anni di Canada... ça va sans dire: considerazioni sparse!



Ieri sono stati 2 anni di Canada per noi (evviva evviva!)
In questi due anni (che sembrano a volte molto meno, a volte molto di più) abbiamo raggiunto molti traguardi e, come tutti i grandi anniversari, è tempo di fare un punto della situazione.

La prima cosa che mi viene in mente è: devo fare una rettifica su una cosa affermata qui sul blog mesi addietro.
Forse qualcuno di voi ricorderà il mio messaggio di qualche tempo fa dal titolo "Ma dove vai in Canada che fa freddo?" in cui affermavo baldanzosa "Eppure vi dirò una cosa: a me questo freddo incredibile non sta creando il minimo problema"
Beh. Era più facile dirlo stando in casa :D Questo inverno l'ho passato interamente "fuori" (dove per fuori non intendo che il marito mi ha gettata all'addiaccio, intendo che sono uscita ogni giorno per andare a lavoro) ed effettivamente l'ho sentito sulla mia pelle (soprattutto l'hanno sentito i miei giorni di malattia visto che me li sono usati tutti a ridosso di un mese per via di una fastidiosa e persistente infezione respiratoria). Posso dire che è stato il mio primo vero inverno vissuto e non visto da dietro una finestra e beh: è roba seria.

Per il resto confermo quanto detto nel post: l'efficienza della città è notevole per affrontare il freddo e quello che ne consegue (ghiaccio e neve) e l'organizzazione personale è essenziale.

Ho retto tutto l'inverno con un abbigliamento abbastanza "standard" e multistrato.. Pantacollant, jeans, calze di spugna ma alte (non i fantasmini, per intenderci), buone scarpe da neve, canottiera, maglietta a maniche corte e felpa più giaccone con cappuccio annesso. Niente di ultra tecnologico insomma ma sempre con guanti + berretto + sciarpa. Rispetto a Roma diciamo che ho messo una giacca più pesante, non i miei soliti anfibi ma delle scarpe più serie e uno strato in più (pantacollant + canottiera che non indossavo più o meno dai sei anni.) e grossi problemi non li ho avuti .. tranne un giorno che ho aspettato con non chalance un autobus per 26 minuti a -30 gradi e poi l'ho scontata.

Niente di non affrontabile e assolutamente accettabile visto i benefici del vivere qui, ma comunque non da sottovalutare.

Seconda cosa: ho finalmente ricevuto il mio permesso di residenza permanente :) Ho un bel timbrozzo sul passaporto che certifica che posso effettivamente rimanere qui: non ho più la data "di rientro" modello scadenza del latte. E sono in attesa del mio tesserino fotografia-munito che attesta la cosa ufficialmente!
In tutto la pratica del ricongiungimento familiare ci ha messo 1 anno e otto mesi: un anno e mezzo per il permesso di lavoro e pochi mesi per la residenza permanente (che abbia aiutato il fatto che una settimana dopo l'arrivo del permesso abbia iniziato a lavorare full time?)
Il giorno dell'appuntamento con l'immigrazione, ho trovato ad attendermi una stanza piena di
persone: tutte come me in attesa della residenza permanente ed alcuni dipendenti estremamente gentili e sinceramente contenti per il fatto che fossero con noi in un giorno così importante.
Personalmente mi sono commossa come una bambina: ho aspettato a lungo questa cosa e non vedo l'ora di poter richiedere anche la cittadinanza.. adoro l'idea di avere due cittadinanze di due Paesi che amo: uno per la mia origine e le tradizioni che porto dentro di me, uno per il mio futuro e che ho scelto per la mia famiglia e le mie speranze di benessere.
Oh insomma. Fa parte delle considerazioni il guardarsi indietro e fare bilanci: a distanza di due anni abbiamo entrambi un lavoro, siamo in affitto in una bella casa, io ci metto 15 minuti per andare a lavoro con un autobus diretto e mio marito ci va a piedi. Abbiamo una macchina (usata ma svolge il compito di portarci in giro) tutte le nostre cose sono arrivate da Roma, i nostri gatti sono tutti insieme qui. Abbiamo aperto i nostri due conti in banca, abbiamo telefono e internet, il nostro giro di amicizie ed i nostri posticini dove andare a mangiare. Io, personalmente, riesco a camminare agevolmente su neve e ghiaccio ed è qualcosa di importante.

Terza cosa: mi mancano i miei amici, mi mancano moltissimo i miei genitori e la mia famiglia rimasta in Italia. Mi manca il cibo buono, mi manca orrendamente la mozzarella che non riesco a trovare ed il prosciutto crudo che è illegale in Canada (!!) ma nello stesso tempo mi rendo conto che non ho la minima voglia di rimettere piede in Italia. Non so se è carattere, fortuna, soddisfazione personale ma vedo moltissimi italiani che non riescono a tagliare il loro rapporto con il Paese mentre io, francamente, non ho la minima intenzione di tornarci se non per riabbracciare gli affetti e rotolarmi nel buon cibo. (ottimi motivi, per carità.) e anche lì ho i miei dubbi.. Preferirei di gran lunga, in uno slancio di egoismo bieco, avere la possibilità di mostrare la bellezza di questo posto, le mille sfaccettature della mia nuova vita a chi amo piuttosto che tornare agli affanni e alle preoccupazioni condite con l'olio buono. Ma penso sia una questione molto personale che probabilmente con il tempo cambierà (dopotutto sono ancora ggggiovane. Dall'alto dei miei 33 anni che ancora vengono scambiati per 25 in qualsiasi Paese vada. Evidentemente essere geek e giocare molto ai videogiochi rende giovani più delle creme!)

Quarta cosa: quando ero fanciulla e mi piaceva fare la tipa profonda, una delle mie frasi preferite era "la felicità è un modo di vedere" ed effettivamente è rimasta una delle mie preferite e bene si adatta alla nostra esperienza in Canada. Continuo ad accorgermi che la gente rimane abbastanza colpita dalla nostra scelta, molti mi fanno i complimenti e mi dicono che siamo stati molto coraggiosi. Io penso che non sia un discorso di coraggio ma di modo di vedere le cose. A distanza di due anni mi rendo conto che abbiamo fatto la scelta giusta. Se avete in mente di andare via, se davvero avete le spalle al muro ma anche se "semplicemente" non siete soddisfatti di come vanno le cose, vorrei condividere con voi quello che ha fatto andare via me: abbiamo solo una vita da vivere su questa Terra e molte delle cose che ci capitano non sono direttamente legate alla nostra volontà. Ma molte altre si, compreso il dove vogliamo vivere. Se anche voi come me avete pensato "Ma voglio viverla così tutta la mia vita?" sapendo che fuori c'erano altre opportunità, altre persone, altre cose da scoprire.. allora aprite il browser e cominciate a cercare. Non partite senza un piano, documentatevi: è tutto online, basta cercare. E sempre sui siti ufficiali, indipendentemente se in Canada o meno.

Come sempre, auguro di cuore a tutti i nostri lettori che vogliono veramente cambiare vita, di finire tra due anni a dire "cavolo abbiamo fatto bene": non rinunciate a quello che volete, anche se ci vorrà del tempo. E non pensate che sono cose che vanno fatte a 20 anni e poi "è troppo tardi": il problema dell'età è qualcosa di squisitamente italiano. Qualsiasi cosa si voglia fare, ma per davvero, siamo solo noi quelli che pongono i limiti.

(sto diventando vecchia ma a volte sono ancora una tipa profonda.)

sabato 1 novembre 2014

Considerazioni sparse e Halloween!

Con l'arrivo dell'agognato permesso di lavoro di cui vi ho parlato nel precedente post sul blog, ho finalmente avuto la possibilità di fare un colloquio di lavoro e di mettere il naso fuori dalla porta per un primo assaggio di "vero" Canada. [si il colloquio è andato bene :)]
Vi abbiamo raccontato spesso di come la nostra situazione sia un po' particolare, perché viviamo nella parte francofona del Canada (se volete rinfrescarvi la memoria, parlavo del francese canadese qui) ma adesso che ho avuto due intensi giorni fuori dalla tana (sabato e domenica) mi sono cominciata a rendere finalmente un po' conto di come funziona veramente.

Avevo notato la caratteristica dello switchare inglese e francese senza farci caso già durante il nostro viaggio di nozze: visitando uno dei negozi della catena Lush qui a Montréal {che io adoro <3} la commessa ci aveva approcciato chiedendo se preferissimo parlare inglese o francese. All'epoca abbiamo scelto il francese, buttandoci in una serie di botta e risposta con la ragazza. Fatalità ha voluto che venissimo interrotti (sempre molto garbatamente, in vero canadian style) da una collega che ha rivolto alla commessa una domanda in inglese. A quel punto lei, scusandosi, ha ricominciato a spiegare quello che aveva lasciato a metà ma senza rendersi conto aveva cambiato lingua e ora, in effetti, si stava parlando inglese.

Ammetto di aver un po' invidiato quella ragazza perché a me sembrava totalmente impossibile cambiare lingua così rapidamente.

Perché usare una lingua quando puoi usarne due?
Quella ragazza mi è tornata in mente domenica quando, durante il colloquio, si è accomodato un secondo responsabile del personale alla scrivania dove si svolgeva una conversazione in francese. Si è presentato chiedendomi in inglese alcune cose e da lì siamo passati a parlare in inglese. Solo che in quel momento la commessa di Lush ero io ed incredibilmente sono riuscita a swtichare la lingua con una non nonchalance che mi ha lasciato particolarmente perplessa.

Si perché io questo anno e mezzo che ho passato ad attendere l'arrivo del mio permesso di lavoro, sono rimasta chiusa in casa a giocare ai videogiochi insieme ad amici italiani fidati quasi tutto il giorno in cuffia oppure in compagnia di mia suocera o mio marito con cui parlo esclusivamente italiano. Non ho ben capito quando e come ho effettivamente migliorato sia il mio francese che il mio inglese e quando esattamente il mio cervello si sia reso conto della cosa.

Il lato positivo è che tutto questo è venuto fuori al momento giusto.. quindi forse, nelle prossime settimane, saprò qualcosa di più del mio lavoro (di cui potrò tuttavia parlare poco nel dettaglio) ma che mi permetterà di raccontarvi, finalmente, qualcosa di più concreto sulla vita quotidiana qui a Montréal :)

Tutta la premessa modello "storia del poro nonno" perché vi dico: se vi spaventa la lingua (cosa che oggi ancora spaventa molto anche me, visto che dovrò farlo quotidianamente) abbiate comunque fiducia del vostro cervello perché potrebbe fare come ha fatto il mio e farvi un regalo che proprio non vi aspettate.

Mentre vi sto scrivendo, tra l'altro, è appena passato il 31 sera ossia Halloween! Per la prima volta domani sera parteciperemo ad una festa in maschera (!) e questa cosa di Halloween, pur non essendo mia a livello culturale, è piacevolmente caratteristica e simpatica :) Questo, tecnicamente, sarebbe il nostro terzo Halloween qui: il primo in luna di miele (vale?), il secondo l'anno scorso nel pieno caos dell'organizzazione di tantissime cose (molte relative anche alla neve che è arrivata poco dopo!) e questo qui che invece fa da contorno ad un periodo molto propositivo e pieno di novità lungamente attese!

Si questo è un giardino di Montréal decorato per Halloween..
Direi che per il prossimo Halloween mi riprometto di comprare i dolcini per i bimbi e addobbare casa: lo sapevate che i bambini hanno un orario preciso per passare a prendere i dolcini (questo me l'ha detto la mia amica Fra, preziosa compagna di avventura qui in Canada e romana come me <3)? Dalle 6 alle 8 di sera! E di solito bussano solo alle case addobbate: in questo modo chi non vuole bambini alla porta, semplicemente, annuncia la cosa non addobbando l'esterno!

Oh beh prima o poi dovremo capire anche questa tra le tante cose nuove :) quindi l'anno prossimo bambini del vicinato sappiate che avrete anche dei dolcetti da parte nostra! :)

Concludo l'intervento con una cosa che mi fa piacere condividere con voi (e che c'entra poco con quanto detto fino ad ora..)
Come avrete saputo, il 22 ottobre c'è stato un incidente al Parlamento di Ottawa dove è stato ucciso un soldato canadese. Episodio analogo anche due giorni prima, proprio qui in Quèbec, dove un altro soldato è stato investito. Per entrambe le situazioni sono stati individuati come responsabili due canadesi convertiti all'Islam. Gli incidenti sono stati una cosa molto inaspettata qui in Canada e hanno scosso molto l'opinione pubblica.

In seguito al fatto, è stato condotto un "esperimento sociale" in cui tre ragazzi canadesi hanno provato a testare lo stato di allerta nei confronti dei mussulmani o delle persone arabe in genere organizzando una messa in scena dove due di loro fingevano di essere un mussulmano e un ragazzo razzista che dichiarava apertamente ad una fermata del bus il proprio fastidio nei confronti del primo.

Condivido con voi il video della cosa per farvi vedere le reazioni degli altri canadesi alla fermata dell'autobus dove si svolgeva la scena. Io l'ho trovato molto emblematico e affascinante (saranno i trascorsi da studentessa di psicologia sociale? :D) e devo dire che sono molto curiosa di conoscere meglio il Paese ed i miei concittadini: per ora continuo ad avere la buona impressione della mia luna di miele. Durerà?

Buona visione del video!

I.

venerdì 27 giugno 2014

Estate [e-stiamo!] a Montréal: pensieri in libertà su cultura, italianità e sole!


I giorni continuano a passare qui nella - calda! - Montréal.
Si: fa abbastanza impressione parlare di caldo quando ci aspetterà di nuovo la neve: ma comincio ad apprezzare il tempo qui (incredibile, vero?) anche se questa estate è ancora più marcatamente caratterizzata da cambi climatici improvvisi e incredibili! [piove - fa caldo - piove - fa freddo - piove - polline ovunque - caldo di nuovo - condizionatore on - off - metto la copertina] Piove anche in Italia e soprattutto a Roma da quello che vedo dai miei contatti italiani, e anche da queste parti abbiamo avuto molta più pioggia della scorsa estate.
Eh si: sono già due estati che siamo a Montréal! Io non metto piede in Italia da un anno e tre mesi: il mio permesso è in lavorazione (ma dovremmo davvero esserci vicini), così mi preparo psicologicamente al mio ingresso nel mondo del lavoro. E magicamente mi sembra di aver perso i miei ultimi 10 anni: sono di nuovo una ventenne che comincia ad orientrasi nell'età adulta. A chi mandare il curriculum? Cosa sarò qui in Canada? In più c'è la variante lingue: riuscirò ad essere professionale parlando una lingua che non è la mia? Problematiche più o meno sensate nascono e muoiono nel giro di poche ore, portandomi a cambiare umore facilmente come il tempo canadese....!!
Ma ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare: ho deciso di cominciare a vivere la mia vita da expat in maniera spensierata: dopotutto è un regalo!
Non smetterò mai di ringraziare la buona sorte, il karma, Dio, chiunque sia lontanamente responsabile della fortuna che ho avuto a venire qui, soprattutto ora che l'Immigrazione Canadese ha fatto un bel giro di vite per quanto riguarda i lavoratori esterni (a questo proposito vi rimando all'articolo di Italiansinfuga).... Insomma!
Oggi ho voglia di condividere con voi alcuni pensieri, in ordine sparso.

Qualche settimana fa ho avuto una piacevole domenica sera in compagnia di alcuni amici italiani, anche loro qui in Canada. Camminando per il centro, siamo finiti nel Quartiere degli Spettacoli (durante la celebrazione delle FrancoFolies) dove abbiamo assistito al concerto - gratuito - di Marco Calliari, nato da genitori italiani a Montréal, canta in italiano alternando francese e italiano in uno spettacolo veramente emozionante.
Siamo rimasti poco, ma in quelle due tre canzoni ho assistito ad una bella scena: la piazza con tante persone che ballavano e cantavano. Bambini, anziani, giovani: una ragazza davanti a noi ha cominciato a ballare al ritmo della tarantella ed era contenta e sorridente. E questa ventata di italianità, nel senso puro e bello del termine, mi ha fatto tornare alla mente tutte le cose stupende che l'Italia mi ha dato: le mie passeggiate culturali con nonna in giro per i musei, le mie vacanze in campagna in Toscana per 12 anni della mia vita insieme ai miei zii e ai miei genitori, la bellezza del mare delle mie vacanze da bambina in Abruzzo, le mie fotografie ad ogni angolo di Roma tornando da lavoro, le ore passate a Villa Torlonia, l'aria tipicamente romana di quando scendevo dal treno durante le mie trasferte in giro per l'Italia.
Da quando sono qui, mi sto rendendo conto che sono a contatto con una versione italiana ferma nel tempo: gli italiani che incontro qui a Montréal sono fondamentalmente di due tipi: quelli che vengono dalle famiglie italiani e sono quindi italiani nati e cresciuti in Quèbec e poi noi. Noi siamo una nuova tipologia di italiani: quelli della nuova generazione di immigrati. Quelli che "siete italiani? E' tanto che non si vedono gli italiani qui!" e anche "Ma che bell'italiano che parlate! Siete italiani veri!?" Gli italiani di seconda o terza generazione, invece, sono magari figli o nipoti di italiani immigrati anni fa: parlano un tipo di italiano caratterizzato da inflessioni dialettali (dopotutto sono sicura che i miei figli parleranno un italiano MOLTO romano...!) e sono rappresentanti di un tipo di Italia che ormai non esiste più. E' l'Italia di mia nonna, quella dove le cose le facevi a mano, dove si facevano lunghi pranzi domenicali e dove l'essere italiano aveva tante sfumature, valori, caratteristiche che ormai sono finite un po' in disuso nell'Italia d'origine. Però è buffo, guardando dal di fuori, come siano in realtà ancora cristallizzate e presenti negli italiani qui. Il che, stranamente, sta cambiando anche la mia prospettiva dell'essere italiana. E' una cosa molto difficile da spiegare e può suonare presuntuoso ma.. adoro essere italiana. E' come se tutto quello che sono, tutto quello che la mia famiglia è, tutte le mie tradizioni, i miei ricordi: come se tutto acquistasse valore.
Forse è solo ora che sono così lontana da tutto che mi rendo conto di quanti aspetti meravigliosi ho avuto la fortuna di vivere nascendo in Italia. E solo ora che sono così lontana mi rendo conto di quanto ci sia da morire dentro per come il nostro Paese (che è davvero un Bel Paese) è diventato. Per questo sono contenta di vivere qui: dove tutto è cristallizzato, dove l'Italia ha il profumo dei miei ricordi e dove nessuno potrà mai portare via quello che sono.

Sempre per rimanere in tema di cultura: ieri sera mi sono fatta un giro per il portale del Turismo di Montréal e.. wow!! Ragazzi dateci un'occhiata perché oltre ad essere un bellissimo esempio di sito internet per la promozione del turismo, ha una quantità di eventi che fanno paura!!
Ecco alcune manifestazioni che ho trovato incredibili! Le condivido con voi per farvi anche rifare un po' gli occhi con i bellissimi video (alcuni sono stati fatti l'anno scorso ma sono comunque bellissimi e attuali!)!







Se invece siete amanti, come me, del cibo... perché non provare un pranzo in un Camion bouffe de rue? Io ancora devo sperimentarne uno.. A questo proposito vi linko questo bellissimo servizio di una televisione locale: è come sempre in francese ma l'ho trovato fatto molto bene :)!

E per finire, uno dei meravigliosi video di MTLMoments, sempre del Turisme Montréal... stavo considerando con un mio amico che il primo video di questo genere l'ho guardato mentre preparavamo il viaggio di nozze qui. Ed era pieno di cose incredibili, nuove, mai viste! Ora, ad ogni video che guardo, aumentano le cose che ho vissuto e visto .. e ogni giorno mi rendo conto che questa città è sempre più la MIA città <3

Grazie, come sempre, per seguire i nostri deliri e le nostre esperienze :)

lunedì 10 marzo 2014

La mamma è pur sempre la mamma

Una cosa che continua a spiazzarci ogni tanto è la differenza di mentalità nei riguardi della sicurezza, informatica o reale. Per citare alcuni esempi, parliamo della macchina lasciata aperta mentre si va a ritirare al bancomat, dei contratti di locazione verbali, porte e finestre al piano terra spesso non rinforzate o inferriate e chiuse da serrature a cilindro comuni... quando sono chiuse. Il nostri precedenti padroni di casa lasciavano sbloccato lo scantinato, quelli prima non chiudevano a chiave direttamente la casa. E ad oggi è ancora lì.

 Trivia dal contesto palesemente limitato: La pagina wikipedia sulle serrature a cilindro in francese contiene spiegazioni sul funzionamento, in italiano su quanto siano vulnerabili; le tecniche di apertura delle serrature sono inquietantemente informative in italiano come quella sul key bumping con pagina dedicata, mentre in francese c'è il compitino delle medie.

Key bumping? Bitch please.

Come accennato tempo fa nei post sui documenti, il codice NAS (o SIN) è legato ad ognuno, necessario per ogni utenza o servizio importante, pertanto tutti si raccomandano di proteggerlo dato che è una sorta di fermata unica per fedina penale, stato di residenza, affidabilità creditizia e via dicendo. Il codice viene però chiesto per esempio da alcuni padroni di casa per poter fare controlli sugli aspiranti affittuari (previa autorizzazione firmata da voi ad ogni modo), quindi bisogna dar fiducia al prossimo in questi casi, ma sembrano tutti tranquilli che nessuno neanche pensi di approfittarsene, rimangono anzi sorpresi dei racconti di vita ordinaria italiana alla "Pacco, doppio pacco e contropaccotto" :P In particolare sembrano mettere la mano sul fuoco per i contratti verbali, e bisogna riconoscere che finora gli accordi con entrambi i padroni di casa sono stati di una precisione ineccepibile.

I token a chiave numerica variabile bancari qui sembrano non esistere, piuttosto è il sito della banca a raccomandarsi di controllare l'immagine e la frase corrispondano a quelle scelte per assicurarsi di non essere vittime di phishing.

Tanto per dimostrare che l'altro giorno spelling NATO e tutto il resto hanno ancora bisogno di un po' di lavoro, oggi ho deciso di aggiustare il nome sulla bolletta di internet, scritto per confusione "Edouardo", complice la somiglianza al nome in francese. Decido di usare la chat per evitare nuovi alfabeti improvvisati al telefono.

Product : Customer centre / videotron.com
Subject : My name is spelled incorrectly 
Hello and welcome to Videotron online customer service, my name is ***** and it will be my pleasure to help you.
Hello and good morning 
If I understand properly, your name is wrongly written, is that correct?
yes, it should be "Edoardo" instead of "Edouardo" 
No problem, I will change it for you. May I have your full name please?
Edoardo Facchinelli 
Thank you. To access your account, may I have your complete address or your telephone number, please?
[indirizzo] 
Thank you. I must also validate your identity. Can you please confirm your date of birth and your mother's maiden name?
[data di nascita e cognome da nubile di mia madre]

Ed il professore può aiutarmi con l'altra metà
Le mie prove di riconoscimento sono la mia data di nascita e il cognome da nubile di mia madre. Seriamente. E non sono io ad averlo scelto, è procedura standard, quindi è così per tutti. Roba che posso scoprire facilmente di buona metà dei miei contatti Facebook. Parola d'ordine: famose a fidà :D

sabato 22 febbraio 2014

Lontani da Ancona, Bologna e Como

Abbiamo parlato qualche volta di come nello sforzo necessario in Canada (come altrove nel mondo) per integrarsi siano importanti le lingue "straniere". Per renderci conto della complessità effettiva, vorrei fare una distinzione fra alcuni aspetti che bisogna imparare:
- conoscenza della lingua a livello scolastico: qualsiasi corso può aiutarvi, l'obiettivo è padroneggiare lessico, regole grammaticali, ortografia, pronuncia delle parole indigene. 
- cultura locale: partecipare alla discussioni, guardare la tv, leggere i giornali, aiuta a entrare nel discorso, capire cosa ci accade intorno e ridere alle barzellette :P
- gestire la vostra italianità: imparare a fare delle vostre origini un punto di forza, adattare e assimilare conoscenze e abitudini per il nuovo stile di vita. 

Oggi voglio dire la mia sul terzo punto. Diventa più importante man mano che i primi due vengono assimilati, e rappresenta la differenza fra "cavarsela" e "padroneggiare". Una volta che si inizia a fare conversazione ci sorprenderemo spesso a preferire parole derivate dal latino di uso più frequente in italiano, rispetto alla nostra nuova seconda lingua che potrebbe avere altre preferenze, e a fare attenzione ai termini che sembrano comuni ad entrambe le lingue ma in realtà dai significati diversi. A patto di non lavorare nel campo linguistico questo non è un problema il più delle volte, e finisce per diventare un vostro particolare riconoscibile che personalmente trovo bello avere. Trovo bisogni fare attenzione però ad utilizzare la pronuncia locale del termine piuttosto che l'italiana. La pronuncia mista crea confusione in chi vi ascolta, il che è comprensibile dato che non la riconoscono e non se la aspettano. 

C'è tutta una serie di parole con cui convivere tutta la vita e particolari per la pronuncia: nomi e cognomi. Sebbene per i nomi storici vi troverete a sorridere per Cristophe Colomb, Jules César, Michel-Ange, Léonard de Vinci, Raphaël, Splinter, ricordate sempre che anche l'italiano è ricco di traduzioni nei nomi stranieri di nomicosecittàanimali. No, Donatello lo lasciano come l'originale, non mi chiedete perché. Solo buona volontà e preparazione ridurranno lo stress della pronuncia del proprio nome. Innanzi tutto, consiglio di mantenere la pronuncia italiana e aiutare i nuovi colleghi, amici e conoscenti a imparare, d'altra parte voi vi impegnate a pronunciare bene il loro, e ho sempre trovato persone ben disposte al riguardo. Se mantenete la pazienza e dedicate un po' di tempo alla questione con le persone che vedrete spesso potrà solo giovarvi e spesso divertire gli altri, pensate che solo a voi piaccia conoscere nuove parole? :P Periodicamente qualcuno vi farà una sorpresa e vi saluterà in italiano e il vostro nome in ottima pronuncia, studiato appositamente il giorno prima, ringraziate mi raccomando :D


Un momento di poca pazienza nella vita di Leonardo.


Potete scegliere anche di avere un soprannome o lo stesso nome proprio localizzato con cui presentarvi rapidamente alle persone, cui spiegherete per bene come scrivere "Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare" o "Guidobaldo Maria Riccardelli" all'occorrenza. È qualcosa che vediamo spesso anche in Italia negli immigrati ed è bene realizzare che non c'è niente di male nel farlo. 

Laddove sia spiegazioni che soprannome non possono aiutare è nella burocrazia
Ogni volta che dovete fornire le vostre generalità chiaramente dovrete fornirle reale ed esatte, e finché si va di persona ce la si cava facendo vedere un documento, ma al telefono?

Episodio di vita vera, per allacciare l'elettricità nel nuovo appartenento:
"Ho bisogno del suo nome completo, signore"
"Edoardo Facchinelli" rispondo facendo del mio meglio per scandire. 
"Mi scusi, potrebbe ripeterlo lettera per lettera?" 
Prevedibile, sempre meglio essere sicuri, d'altra parte capita molto spesso anche per i locali con una lingua piena di omofoni come il francese. Come quando fuori la mère du maire va à la mer chercher sa tante qui l'attend dans sa tente, insomma.
"Ef, a, se, se, ash..." Tento di pronunciare ogni lettera il meglio possibile ma in questi casi la mia pronuncia ancora lascia a desiderare. È come se un romano cercasse di imitare un milanese che parla napoletano :V
"Es, à?" Chiede infatti il mio interlocutore incerto. E provate voi a dirgli "F di Firenze"!
Temendo che abbia il mio stesso livello di Storia dell'Arte internazionale, ripiego con un doppio carpiato su un "F de... France!" per il quale si sarà fatto quattro risate meritate coi colleghi alla macchinetta del caffè, e mi metto a riflettere su come prepararmi meglio alla prossima volta. 

Mentre in Italia è di uso comune usare le città come riferimento per le iniziali, qui direi che il sistema più diffuso sia l'alfabeto fonetico NATO, derivato da quello radiotelefonico e che sentiamo nei telefilm per il gergo militare. In cui per la Q c'è Québec. Mica cotiche, parola di Eduardó Fascinellí :V




giovedì 7 novembre 2013

[Forse non tutti sanno che] Di fiori rossi e cose che non ti aspetti



Qualche sera fa abbiamo avuto il piacere di uscire con il mitico Osloninja e mentre camminavamo per una Montréal notturna che poco conosciamo, mi è cascato l'occhio su un fiore rosso abbottonato sulla giacca di un signore. Poco più avanti, un altro fiore rosso su un altro signore. Lì per lì ho dato poca importanza alla cosa ma cercando le foto per l'articolo sull'immigrazione, ho notato diversi politici con lo stesso fiore.

Ho così scoperto, grazie al fido Google, che i fiori rossi all'occhiello non sono casuali ma fanno parte di un silenzioso ricordo che ho trovato molto delicato e vorrei condividere con voi.

Il fiore rosso si chiama Remembrance Poppy ed è stato usato sin dal 1920 in diversi Paesi del Mondo per commemorare i soldati che sono morti in guerra. La relazione tra i papaveri e il Remembrance Day deriva dalla poesia "Nei campi di Fiandra", dell'ufficiale medico canadese John McCrae. L'emblema del papavero venne scelto perché questi fiori sbocciavano in alcuni dei peggiori campi di battaglia delle Fiandre nella I guerra mondiale. Il loro colore rosso è un simbolo appropriato per lo spargimento di sangue della guerra di trincea.

In Canada, in particolare, il papavero è il simbolo ufficiale del Ricordo e viene indossato durante le due settimane che precedono l'11 Novembre (Remembrance Day) Il fiore deve essere indossato a sinistra, nel posto più vicino al cuore.

Il Canadian Poppy è formato da due parti di plastica con effetto velluto (floccatura) ed il centro di color nero. Dal 1980 al 2002 il centro era invece di colore verde. Oggi giorno si trova invece con la versione nera anche se non a tutti è piaciuto il cambiamento.

Nel 2000 ad Ottawa presso il National War Memorial è stata installata la tomba del Milite Ignoto che nel Remembrance Day è meta di numerose persone che lasciano fiori, fotografie o lettere ai cari morti in guerra.

domenica 15 settembre 2013

ComicCon di Montréal

Dopo parecchio tempo riusciamo finalmente a dedicarci come desideriamo al nostro amato blog.
Vi siamo mancati? Ci scusiamo per l'assenza anomala ma la vita di tutti i giorni ci ha rapiti: abbiamo finito i documenti per l'immigrazione della signora Nerd (appena le cose si svilupperanno, dedicheremo alcuni post all'argomento!) ed i giorni si sono susseguiti rapidamente.
Per farci perdonare dell'assenza torniamo con un post lungo e bello ricco di novità soprattutto molto nerd e molto canadesi, perché oggi siamo andati al ComicCon di Montréal.

Siamo entrambi appassionati di fiere del fumetto da tempo: correvano gli anni 90equalcosa quando, ancora ignari della reciproca esistenza, sia io che Edo ci si avventurava alla volta dell'Expocartoon, la tanto amata e mai dimenticata vera fiera del fumetto di Roma quando ancora si trovava alla vecchia Fiera di Roma, su via Marconi.

Per tutti gli appassionati di fumetti poi, il grande appuntamento era ed è tutt'ora la fiera del fumetto di Lucca Comics, alla quale ho avuto la fortuna di partecipare anche se in frangenti decisamente umidi e poco felici.

Ultimo, ma non ultimo, siamo andati anche alla nuova Fiera di Roma proprio l'anno scorso per partecipare al Romics.

Ci siamo quindi recati al ComicCon di Montréal carichi di aspettative e curiosità perché qui si parla di cose che conosciamo bene e che amiamo e che soprattutto possiamo confrontare con Vera Esperienza Italica sull'argomento... esperienza che, per il momento, si era soliti confrontare solo in ambito culinario (sigh.)

Ecco quindi una bella analisi comparativa che speriamo riesca a dare una buona idea di quello che abbiamo visto e provato!

Complice anche l'avanzata tecnologica degli ultimi anni, la prenotazione dell'evento è stata fatta comodamente da casa tramite il mio iMac. Anche il pagamento. E anche la scelta della tipologia di biglietti. Questo perché era possibile non solo comprare i classici "una giornata" o "tutti e tre i giorni" ma anche dei biglietti particolari chiamati VIP e De Luxe per i tre giorni, che avevano alcuni bonus quali
  • l'entrata anticipata all'evento (9.30 per VIP e De Luxe e 10 per noi comuni mortali)
  • una fila "rapida" sia per l'accesso che per incontrare gli special guest dell'evento
  • alcuni gadget interessanti come una borsa dell'evento, comic book esclusivi, posti riservati per gli eventi principali e agevolazioni varie.

La differenza di prezzi per i biglietti di 3 giorni con le varie agevolazioni

Immagino sia disponibile l'acquisto online anche per il Romics ma stento a credere che sia possibile entrare con la semplicità e l'organizzazione che ho visto oggi al Palazzo dei Congressi.

Erano infatti presenti 4 file al momento del nostro arrivo (una mezz'ora prima dell'apertura): una per i detentori di un biglietto da 1 giorni "normale", una per i vip, una per i de luxe ed una per chi non era in possesso del biglietto acquistato online e doveva comprarlo alla biglietteria.

Tempo di entrata: 10 minuti. Il controllo avviene tramite codice a barre del biglietto o - e questa è epica - tramite lo smartphone. Non serve nemmeno stampare niente (noi l'avevamo fatto ma siamo dei nostalgici): ci hanno scansionato il codice e siamo entrati. Easy.

Qualcuno di voi forse ricorderà un Lucca Comics di qualche anno fa dove, sotto una pioggia esagerata, c'è stato il panico organizzativo dei maledetti braccialetti per riconoscere la tipologia di biglietto acquistata. Ore di fila, isterismi collettivi, malanni e maledizioni che nemmeno gli Egizi.

Ecco. Qui no.

Memorabile all'ingresso un tizio in cosplay al quale venivano controllate le spade (vere) sulla schiena perché c'era un posto di blocco dedicato al "controllo armi". Si. Proprio così.

Una cosa in cui però l'Italia vince è il prezzo del biglietto: 35$ per entrare il sabato contro i 9€ (circa 12$) del Romics. Certo però che la fiera dentro poi. Ma procediamo con calma.

Dopo l'entrata, abbiamo atteso pazientemente l'apertura dell'evento per i non VIP notando un leggero ritardo di circa 15 minuti. La cosa che ci ha colpito tantissimo è stato l'impatto con la gente. Non solo la ricchezza e la bellezza di cosplay ma soprattutto il numero di gente vestita con cura! E di tutte le età e dimensioni. Abbiamo visto intere famiglie vestite da supereroi. E ancora armature, zombies, lenti a contatto, trucchi, parrucche, gruppi tematici, cosplay bellissimi per la loro complessità, originali e geniali anche se semplici. Cosplay di tutte le età: non solo i bambini ma anche signore e signori di una certa età e soprattutto una bellissima atmosfera di accettazione.

È da molto che dico che di Montréal mi colpisce la tolleranza: è una città piena di Mondo questa, con persone che vengono da tutte le parti del Pianeta e parlano tutte le lingue conosciute. Ho visto persone in metropolitana con i capelli più assurdi e colorati anche al di fuori degli eventi di cosplay e mai uno sguardo storto che purtroppo spesso ho visto fare in Italia per le cose più semplici. Qui si è liberi di essere come si è. E se vuoi prendere la metro a torso nudo perché il tuo cosplay è così, sei libero di farlo.

Una cosa che mi è sempre piaciuta dell'essere nerd durante le fiere, poi, è quel senso di appartenenza che pervade l'ambiente: come se per 3 giorni le nostre passioni un po' strambe fossero totalmente accettate e anzi esaltate. E allora non diventa normale comprarsi un cappello a gatto e tornarci a casa contenti? Si lo è. Ma nessuno ce l'aveva mai dimostrato.

La fiera all'interno si sviluppa principalmente in due aree: la sala principale (veramente molto grande) situata al secondo piano e l'insieme di teatro forum e stanze per gli eventi (conferenze, incontri per appassionati di argomenti che andavano dal "come faccio a lavorare nei videogiochi" a "il trucco nei film horror" passando per "il character design degli eroi dei videogiochi: come creare un protagonista figo") al quinto piano.

Gran parte del tempo l'abbiamo speso a girare nell'area principale: la qualità del merchandising in vendita è notevole. L'Ilaria adolescente che andava alla Fiera di Roma con i soldi messi da parte e tornava carica di buste piene di roba manga è un po' delusa: qui ci sono però grandi pezzi da collezionismo anche un po' rari ma a prezzi decisamente fuori budget per l'Ilaria di allora ed in parte anche per quella di adesso XD

Un esempio? Lo scudo e la spada di Link in Ocarina of Time (in combo) da collezione a 300$.
Ci abbiamo lasciato il cuore ma per fortuna non il portafoglio.




Di certo però una fiera di gran qualità con anche grandi ospiti speciali.
Sul sito nei giorni scorsi ci sono state grandi defezioni: per l'evento erano previsti nientepopòdimenoche Carrie Fisher (si: la principessa Leila di Star Wars) e Dave Prowse (si: Darth Vader originale) ma poi hanno annullato (sic.) e così ci siamo "solo" ritrovati personaggi del calibro di Sean Astin (si: Sam del Signore degli Anelli nonché Mikey dei Goonies) Lou Ferrigno (Hulk), Gillian Anderson (X-Files) e tanti altri che potete trovare qui..  ma soprattutto.. GRANDE GIOVE! Proprio lui! 



Christopher Lloyd. Si. Ebbene si.
Inutile dire l'entusiasmo che ci ha pervasi all'idea. State parlando con due che hanno deciso di portarsi via come souvenir del viaggio di nozze una riproduzione della De Lorean con gli effetti sonori.
(tralasciamo che ce la siamo portata in Italia per poi riportarcela in Canada prossimamente.. ma è per inquadrare la situazione)

È per questo che, molto pazientemente, decidiamo subito di metterci in fila per una foto e un autografo. Per incontrare gli special guests è stata adibita un'area apposita con una fila di tavoli, e due file per ognuno di loro, uno per la fila normale e una per i fan VIP che ovviamente, avendo pagato di più, hanno l'accesso preferenziale.

Mentre le altre file scorrono e la nostra no (si perché Lloyd è in ritardo) pianifichiamo cosa far firmare, sbirciamo le file vicino, commentiamo i tanti cosplay che arrivano fino a quando non cominciamo a porci due domande. Alcuni vanno via con delle belle foto autografate. Decidiamo quindi di prendere, eventualmente, una foto direttamente da lui per farcela firmare.

È solo dopo il suo arrivo (e 40 minuti buoni fermi) e con l'avvicinarsi ad un microscopico cartello che scopriamo l'amara verità e probabilmente l'unico motivo di vero disappunto della giornata: autografi e fotografie sono a pagamento. Ma non a pagamento abbordabile (chi non accetterebbe di spendere anche 20$ per una foto autografata di un attore che adora?) bensì 60$ ad autografo semplice (ossia con un proprio supporto), 65$ con la fotografia offerta da loro e 95$ per una fotografia con la De Lorean.
Dico. Stiamo scherzando??
Concordiamo che la cosa non vale davvero il prezzo, rubiamo una foto al caro Doc e ce ne andiamo.
Un po' delusi ma convinti di aver fatto la scelta giusta. Pur comprendendo la correttezza per l'introito, pagare una cifra del genere per una firma ci sembra un furto.

Perdonaci Doc. Ma anche no.
È girando per gli stand più piccini che riusciamo a rifarci un po' il sorriso (e a spendere i dollari come riteniamo sia stato giusto) ossia quando incappiamo nei disegni fatti da un bravissimo artista di nome Justin Currie (aka ChasingArtwork. Qui potete vedere il suo DeviantArt) che ci incanta con disegni a china veramente fuori di testa. Decidiamo quindi di acquistare un bellissimo disegno di Final Fantasy, uno di Metal Gear Solid e l'immancabile Arthas di World of Warcraft che ormai abbiamo in ogni foggia e dimensione.

Come potevamo non innamorarci? 
In realtà siamo stati molto bravi: pensavo di uscire con un rene in meno invece abbiamo comprato i 3 disegni ed un cappellino per l'Ilaria SailorMoonFan che è in me (e che sempre ci sarà) di Artemis. Questo perché ritengo che Artemis sia cosa rara. E quando si trova qualcosa di Artemis, non si può dire di no. #foreveryoung.

Gh!


Insomma. Per concludere. Una fiera del fumetto d'élite. Non si può definire in altro modo. Diversa da quella a cui siamo abituati noi, molto americana (ma dai?) ma anche di un livello superiore come contenuti, merchandising e ambiente. Una fiera matura, insomma, fatta per adulti eterni bambini nerd. E dopotutto lo siamo quindi non possiamo che ritenerci soddisfatti.

L'anno prossimo ci vestiamo pure noi. Oggi ci sentivamo quasi "banali" con le nostre magliette geek.

Vi lascio con alcune fotografie della giornata :) se avete domande, i commenti sono a vostra disposizione!




























martedì 6 agosto 2013

Consigli per chi vuole immigrare: 5 mesi qui e ancora dovremo aspettare :D

Summer in Montréal
L'altro ieri sono stati 5 mesi per noi in Canada.
Cominciamo ad avere la nostra routine: è incredibile la capacità di adattamento degli esseri umani.
Nel mio piccolo comincio sempre di più ad avere l'orecchio allenato in inglese e francese e comincio a capire praticamente tutto quello che si dice, il che aiuta l'umore.

Le difficoltà non mancano, ma non ci aspettavamo di arrivare qui e trovare tutto pronto per una nuova vita: da che mondo è mondo si sa che le cose più importanti sono quelle più faticose.

Ma siamo insieme e questo basta.

Al momento lavora solo mio marito: molti non credono che si possa vivere con un solo stipendio e probabilmente altre persone si troverebbero strette a vivere così, ma a noi sta bene per il tipo di vita che conduciamo e quindi le cose vanno avanti.

Si fanno sacrifici ma dopotutto erano in preventivo: niente di nuovo sotto al sole.

Affermare che cambiare continente sia una cosa semplice sarebbe da stupidi: è difficile, complicato e a volte demoralizzante ma sono dell'idea che si debba sempre domandarsi "Ma dove vivo ora, sto bene?" e soprattutto "Ma da qui a 5-10 anni, come mi vedo?"

Oggi su Italiansinfuga ho letto l'intervista di Simone: lui si trova in una zona diversa dalla nostra in Canada (A Calgary per l'esattezza) ma mi ha molto colpito la parte relativa ai motivi che hanno spinto lui e sua moglie ad andare via

I motivi erano gli stessi di migliaia di altri giovani e non che stanno lasciando il Bel Paese da anni: una classe politica totalmente inadeguata alla difficile situazione economica e sociale italiana, il non vedere una direzione verso cui puntare per organizzare il proprio futuro, la perenne mancanza di soldi ogni fine mese, le difficoltà di una coppia che, pur lavorando entrambi con stipendi di tutto rispetto e senza figli, vedeva prosciugare i pochi risparmi per tasse (specialmente legate al nostro appartamento che avevamo comprato nel 2006), costo della vita eccessivo per l’area in cui vivevamo e per i problemi che sorgevano nel voler mantenere uno stile di vita “normale”, come avere un’auto a testa e andare in vacanza 2 settimane l’anno.
Sembrava scritto da noi e molti ancora ci scrivono le stesse cose nelle email che riceviamo.
E' una bella intervista, tra l'altro. Non si riferisce al Quebec ma ha comunque ottimi punti di riflessioni e vi invito a leggerla.



Oggi posso un po' aggiornarvi sulla questione immigrazione, sperando che la cosa sia utile ai più.
In tanti ci stanno scrivendo (e ci fa molto piacere! Grazie!) e stanno condividendo con noi i loro progetti per venire a vivere in Canada.

Siamo andati da un consulente per l'immigrazione per avere delucidazioni sui tempi relativi all'acquisizione del mio permesso di lavoro: per chi si fosse sintonizzato sul nostro blog solamente oggi, io sono turista in attesa di permesso sposata con un italiano che ha anche la cittadinanza canadese. Arrivati qui lui ha cercato (e trovato) lavoro ed abbiamo spedito le carte per il ricongiungimento familiare a luglio. Avendo già praticamente un lavoro che quasi mi attende, speravo di avere buone nuove sui tempi per poter lavorare anche io, ma mi hanno informata che prima di 8-12 mesi non arriverà niente.

 Quello che possiamo dirvi quindi questa sera è semplice: partite preparati. Noi lo eravamo e, nonostante tutto, dobbiamo aspettare.

Se volete venire qui insieme a qualcuno che amate e che è magari anche cittadino canadese, armatevi di santa pazienza :D (quello sempre..!) e cominciate prima di arrivare in Canada a ricostruire la vostra storia personale e di coppia: a me oggi hanno chiesto parecchi dettagli e fanno bene visto il boom di matrimoni combinati per ottenere la residenza.. E ancora meglio: cominciate a fare le pratiche fuori dal Canada perché i tempi sono inferiori (ma io senza mio marito non ci volevo stare :D)

Se invece volete venire in Canada "per buttare un occhio", calcolate che potete avere un visto turistico di 6 mesi e poi dovete tornare in Italia, salvo l'estensione del visto (nei prossimi giorni farò il mio e magari riuscirò a darvi alcune notizie) e durante il periodo qui non potete assolutamente lavorare.
Non rischiate! Se qualcuno vi offre lavoro sotto banco mentre siete qui da turisti rischiate di rovinare la vostra possibilità di rimanere legalmente in Canada. Non ne vale la pena.

Partite prima con l'organizzazione: preparatevi a parlare una o anche due lingue se volete venire in Quebec. E' notizia di pochi giorni fa che si sono inasprite le regole per il francese se volete immigrare in Quebec. Se non vi piace il francese, non avete intenzione di impararlo, non potrete fare carriera qui (e forse nemmeno trovare il primo lavoro) quindi indirizzate l'attenzione nelle zone angolofone del Canada.

Cercherò di aggiornarvi quanto più possibile per condividere informazioni utili in merito, fermo restando che le notizie le trovate sempre sul sito dell'immigrazione canadese e su quello dovete fare SEMPRE affidamento!

giovedì 1 agosto 2013

Guide du citoyen 2013-2014 di Montréal-Nord e considerazioni sparse



In questi giorni mi hanno gentilmente fatto pervenire (Grazie Ginette <3) la Guida del cittadino 2013-2014 di Montréal Nord.

Si tratta di un libretto ben organizzato, di circa una ottantina di pagine, che copre tutte le informazioni che un cittadino del nostro quartiere può trovare utili per vivere al meglio i servizi del quartiere e conoscerne le regole.

Inutile dire quanto per me sia una miniera di informazioni: non solo perché spiega cose solo all'apparenza ovvie ma anche perché permette di capire veramente come è organizzato il quartiere e che risorse offre.

Prima di procedere oltre, è doveroso fare una premessa. Montréal Nord era un nucleo abitativo indipendente da Montréal ed è stato inglobato nella città il 1° Gennaio del 2002.

Come si diceva alle elementari, confina ad ovest con i quartieri di Ahuntsic-Cartierville, a sud ovest con Villeray–Saint-Michel–Parc-Extension, a sud con Saint Leonard, a sud est con Anjou, e ad est con Rivière-des-Prairies–Pointe-aux-Trembles.
La zona di Montréal - Nord evidenziata all'interno dell'Isola di Montréal 
La superficie del quartiere è di 11mq2 e ci vivono 83,868 persone (dati del 2011) con densità 7,576.2/km2 (19,622/sq mi).

Per farvi capire la differenza: il quartiere di Monte Sacro a Roma, dove ho vissuto gran parte della mia adolescenza, ha una superficie 2,2629 km² abitanti 32 536 (dati del 2010) con densità 14 378,01 ab./km²

Quindi qui si sta decisamente più larghi XD soprattutto se si pensa che i due quartieri presi in considerazione hanno praticamente in comune solo che fanno parte della mia vita :D visto che dal punto di vista architettonico, in questa zona, ci sono pochissimi condomini e molte villette unifamiliari o bifamiliari... il che ovviamente incide sul concetto di densità (un conto è un palazzo di 5 piani con 4 famiglie a piano e un conto è dove viviamo noi ora che siamo 5 comprendendo i padroni di casa..)

Sulla guida al cittadino c'è una interessante coppia di pagine dedicata al profilo socio-demografico del quartiere. Fondamentalmente Montreal-Nord è un quartiere giovane (18% degli abitanti sono tra 0 e 14 anni mentre nel resto della città sono il 15%) ma c'è anche una bella percentuale di anziani (il 20% della popolazione ha oltre 65 anni) e di quello ce ne eravamo accorti andando a fare colazione la mattina nel nostro Dèli preferito: età media notevole!

Una delle cose che mi sta affascinando del Canada è la gestione degli immigrati: prima di arrivare ero rimasta colpita da un pdf scaricabile dal sito ufficiale che iniziava a spiegare come organizzare il proprio trasferimento nel Paese e cominciava dicendo "Cambiare Paese è una scelta difficile e noi ti ringraziamo di aver scelto il Canada"

L'eco delle polemiche relative agli immigrati in Italia arrivano fino a qui e mi verrebbe da rispondere: impariamo dai canadesi! Sono ormai quasi 5 mesi che abitiamo qui e mai una volta mi sono sentita emarginata, bistrattata, scrutata, sospettata di qualche cosa. La società canadese è fondata sull'immigrazione sana: entrare è difficile ma quando entri la valorizzazione della forza lavoro che porta una persona che viene da fuori è considerata fondamentale. E questo si capisce camminando per le strade, dove si sentono tante lingue diverse ma tutti cercano di comunicare con l'inglese ed il francese. Si capisce anche leggendo sempre le pagine della guida, quando viene fuori che il 40% degli abitanti del mio quartiere parla francese ed inglese, il 54% solo francese, il 6% né il francese né l'inglese o una terza lingua. Il 33% delle persone che vive qui è immigrata ma i dati sono un po' vecchi, del 2006 ma soprattutto di questo 33% il 30% viene da Haiti ma il 18,5% è italiano. Al punto tale che è la seconda lingua più parlata a Montréal e la terza più parlata a Montréal-Nord.

Dopo tutti questi numeri viene da chiedersi: ma è vero che l'immigrazione qui è trattata diversamente che da noi? SI. Gli italiani a volte si dimenticano da dove vengono ma qui troviamo la radice della nostra storia: qui ci sono i famosi italiani che sono partiti per trovare fortuna, generazioni fa, e molti l'hanno trovata. Sono italiani che hanno rischiato tutto ed ora i figli ed i nipoti ne beneficiano e molti si sentono più italiani di tanti compatrioti con cui ho avuto a che fare.

Ho vissuto per diversi anni in città diverse da Roma e soprattutto a Genova ho sempre sentito fortemente la necessità di farmi sentire una straniera. Nel mio Paese. È imbarazzante (e penso sia il termine giusto) rendersi conto di come siano molto più tolleranti ed empatici i canadesi che abbiamo incontrato fino ad ora di tanti italiani nei confronti di altri italiani. (!)

Lungi da me fare una ramanzina sull'argomento eh :) ma non si può non pensare queste cose vivendo qui. Dove l'unica volta che mi è stato fatto notare che ero italiana è stata per dire "Che bell'italiano che parlate" mentre ero in giro con le amiche. Mentre non si perdeva occasione a Genova di dirmi che ero romana e "ma sei venuta qui perché a Roma non c'era lavoro?!" ... (sic.)

Ma tralasciando queste tristi parentesi del mio (per fortuna) lontano passato, torniamo alle informazioni della Guida. Sempre per fare parallelismi: le prime pagine della guida prendono il nome di "Gestione e democrazia" e presentano il Conseil d'arrondissement ossia i consiglieri che insieme al sindaco di Montréal-Nord sono a capo della politica dell'area e soprattutto rappresentano i cittadini di Montréal-Nord nel consiglio municipale, composto dal sindaco di Montréal e da 65 eletti provenienti da tutti i quartieri della città.

Si tratta di 5 signori sorridenti e 3 di esse sono donne. Esatto. Tre su cinque. Ognuno di essi si presenta con una breve descrizione della loro vita da politici e mi domando in una brochure del genere a Milano come verrebbe descritta la Minetti ... 

Dice la guida
"Avete delle domande, consigli, richieste? Vi invitiamo ad assistere alle assemblee pubbliche del consiglio del quartiere."
Si peccato che a queste assemblee pubbliche partecipino di persona anche i consiglieri: in questo modo è possibile esporre i propri problemi direttamente ad una persona che si prende la responsabilità nei confronti dei cittadini del suo quartiere.

Sempre nella guida è possibile trovare un dettaglio di dove sono finiti i soldi dati a Montréal-Nord oltre a quanto si decide di investire nel 2013 e perché (cito:"Il quartiere ha pianificato un investimento di più di 3,5M $ nella ristrutturazione dei parchi nel 2013. Segue il dettaglio di cosa si farà.") 

Mi rendo conto che la cosa sta prendendo una piega polemica e mi trovo solo a pagina 18....
Probabilmente scriverò ancora un articolo o due su altre cose che ho trovato (soprattutto sul regolamento per gli animali, visto che noi abbiamo i felini e molti di voi ci scrivono dicendo che vorrebbero venire qui con i loro animali) 

Vi lascio con un'ultima cosa che ho trovato particolarmente carina ossia il programma "Un Enfant, Un Arbre" (un bambino, un albero)
Cito:
"I futuri parenti biologici o addottivi di Montréal-Nord che desiderano piantare un albero a nome di un figlio si possono iscrivere sempre al nuovo programma gratuito. Le iscrizioni sono annuali (da maggio a maggio) e la cerimonia annuale della piantagione si terrà sempre a maggio, proclamato mese dell'albero e delle foreste."

Aw. <3