sabato 22 febbraio 2014

Lontani da Ancona, Bologna e Como

Abbiamo parlato qualche volta di come nello sforzo necessario in Canada (come altrove nel mondo) per integrarsi siano importanti le lingue "straniere". Per renderci conto della complessità effettiva, vorrei fare una distinzione fra alcuni aspetti che bisogna imparare:
- conoscenza della lingua a livello scolastico: qualsiasi corso può aiutarvi, l'obiettivo è padroneggiare lessico, regole grammaticali, ortografia, pronuncia delle parole indigene. 
- cultura locale: partecipare alla discussioni, guardare la tv, leggere i giornali, aiuta a entrare nel discorso, capire cosa ci accade intorno e ridere alle barzellette :P
- gestire la vostra italianità: imparare a fare delle vostre origini un punto di forza, adattare e assimilare conoscenze e abitudini per il nuovo stile di vita. 

Oggi voglio dire la mia sul terzo punto. Diventa più importante man mano che i primi due vengono assimilati, e rappresenta la differenza fra "cavarsela" e "padroneggiare". Una volta che si inizia a fare conversazione ci sorprenderemo spesso a preferire parole derivate dal latino di uso più frequente in italiano, rispetto alla nostra nuova seconda lingua che potrebbe avere altre preferenze, e a fare attenzione ai termini che sembrano comuni ad entrambe le lingue ma in realtà dai significati diversi. A patto di non lavorare nel campo linguistico questo non è un problema il più delle volte, e finisce per diventare un vostro particolare riconoscibile che personalmente trovo bello avere. Trovo bisogni fare attenzione però ad utilizzare la pronuncia locale del termine piuttosto che l'italiana. La pronuncia mista crea confusione in chi vi ascolta, il che è comprensibile dato che non la riconoscono e non se la aspettano. 

C'è tutta una serie di parole con cui convivere tutta la vita e particolari per la pronuncia: nomi e cognomi. Sebbene per i nomi storici vi troverete a sorridere per Cristophe Colomb, Jules César, Michel-Ange, Léonard de Vinci, Raphaël, Splinter, ricordate sempre che anche l'italiano è ricco di traduzioni nei nomi stranieri di nomicosecittàanimali. No, Donatello lo lasciano come l'originale, non mi chiedete perché. Solo buona volontà e preparazione ridurranno lo stress della pronuncia del proprio nome. Innanzi tutto, consiglio di mantenere la pronuncia italiana e aiutare i nuovi colleghi, amici e conoscenti a imparare, d'altra parte voi vi impegnate a pronunciare bene il loro, e ho sempre trovato persone ben disposte al riguardo. Se mantenete la pazienza e dedicate un po' di tempo alla questione con le persone che vedrete spesso potrà solo giovarvi e spesso divertire gli altri, pensate che solo a voi piaccia conoscere nuove parole? :P Periodicamente qualcuno vi farà una sorpresa e vi saluterà in italiano e il vostro nome in ottima pronuncia, studiato appositamente il giorno prima, ringraziate mi raccomando :D


Un momento di poca pazienza nella vita di Leonardo.


Potete scegliere anche di avere un soprannome o lo stesso nome proprio localizzato con cui presentarvi rapidamente alle persone, cui spiegherete per bene come scrivere "Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare" o "Guidobaldo Maria Riccardelli" all'occorrenza. È qualcosa che vediamo spesso anche in Italia negli immigrati ed è bene realizzare che non c'è niente di male nel farlo. 

Laddove sia spiegazioni che soprannome non possono aiutare è nella burocrazia
Ogni volta che dovete fornire le vostre generalità chiaramente dovrete fornirle reale ed esatte, e finché si va di persona ce la si cava facendo vedere un documento, ma al telefono?

Episodio di vita vera, per allacciare l'elettricità nel nuovo appartenento:
"Ho bisogno del suo nome completo, signore"
"Edoardo Facchinelli" rispondo facendo del mio meglio per scandire. 
"Mi scusi, potrebbe ripeterlo lettera per lettera?" 
Prevedibile, sempre meglio essere sicuri, d'altra parte capita molto spesso anche per i locali con una lingua piena di omofoni come il francese. Come quando fuori la mère du maire va à la mer chercher sa tante qui l'attend dans sa tente, insomma.
"Ef, a, se, se, ash..." Tento di pronunciare ogni lettera il meglio possibile ma in questi casi la mia pronuncia ancora lascia a desiderare. È come se un romano cercasse di imitare un milanese che parla napoletano :V
"Es, à?" Chiede infatti il mio interlocutore incerto. E provate voi a dirgli "F di Firenze"!
Temendo che abbia il mio stesso livello di Storia dell'Arte internazionale, ripiego con un doppio carpiato su un "F de... France!" per il quale si sarà fatto quattro risate meritate coi colleghi alla macchinetta del caffè, e mi metto a riflettere su come prepararmi meglio alla prossima volta. 

Mentre in Italia è di uso comune usare le città come riferimento per le iniziali, qui direi che il sistema più diffuso sia l'alfabeto fonetico NATO, derivato da quello radiotelefonico e che sentiamo nei telefilm per il gergo militare. In cui per la Q c'è Québec. Mica cotiche, parola di Eduardó Fascinellí :V




venerdì 31 gennaio 2014

Liberiamo una ricetta!

E' con molto piacere che quest'anno il nostro blog partecipa all'evento del #liberiamounaricetta, una idea veramente molto carina, anche se non direttamente collegata con il Canada! Ringrazio Alessandra per avermi invitata :)
L'idea è quella di condividere una propria ricetta rendendola "libera" di girare per la rete: come italiana e come appartenente ad una famiglia che ama mangiare ma ancora di più cucinare, mi sono subito messa a pensare a quale ricetta avrei potuto condividere. E tante me ne sono venute in mente: di quando ero bambina e cucinavo con la mia nonna :D di quando sono cresciuta e ho cominciato ad appassionarmi alla cucina, di quando mio padre mi racconta i piatti che prepara.. alla fine ho scelto questa ricetta.
Mi è stata mostrata e tramandata dalla mamma di una delle mie più care amiche del liceo, di origine peruviana. Mi è sempre piaciuta moltissimo e l'ho preparata spesso per occasioni "speciali". E' un piatto profumato, saporito, coloratissimo che bene rappresenta la vita che ho vissuto fino ad ora :) e che quindi vorrei condividere con voi nel nome dell'Amicizia che rappresenta.

=[Pollo in agrodolce]=

Ingredienti:
Pollo [petto circa 300g x 2]
una latta di ananas
ketchup [non piccante]
1 peperone
un mazzetto di cipollotti
Riso bianco [1 tazza] preferibilmente arborio o carnaroli
1 dado
zenzero in polvere
curcuma in polvere
aglio

Prima di tutto bisogna preparare il riso:
Bagnare il fondo di un pentolino con un po' di olio di semi (1 cucchiaio) e metterci l'aglio sbucciato.
In un pentolino forato mettere il riso, lavarlo per bene (per fare andare via l'amido) e metterlo nel pentolino con l'olio.
Per una tazza di riso, mettere due tazze di acqua e 1/2 cucchiaino di sale.
Mettere 1/2 cucchiaio abbondante di curcuma e coprire il tutto lasciando cuocere a fiamma media.
Attenzione! Il riso ovviamente tende ad asciugarsi, ogni tanto va controllato aggiungendo dell'acqua.

Preparazione del pollo.
Tagliare i cipollotti eliminando la parte verde ma non buttatela! Servirà alla fine della ricetta.
Lavare bene i cipollotti, tagliare il bulbo in 4 parti.
Lavare il peperone, tagliarlo a strisce levando la parte bianca interna.
Lavare il pollo e farlo a tocchetti. Aggiungere del succo di limone e lo zenzero.
Prendere la latta di ananas togliendo le fette ma senza buttare il succo: le fette vanno fatte a cubetti mentre nella latta con il succo bisogna aggiungere 3 cucchiai di ketchup.
Infarinare il pollo, scaldare l'olio di semi e quando l'olio è ben caldo friggerlo.

Dopo aver fritto tutto il pollo, svuotate la padella dall'olio di semi, aggiungere olio d'oliva e mettere a cuocere gli ingredienti in questo ordine:
dado, perperoni, cipollotti, pollo, ananas e succo.

Far cuocere tutto, aggiungete zenzero e all'ultimo minuto mettete come guarnizione il verde dei cipollotti.

Spero che questa ricetta possa accompagnare tanti bellissimi momenti, come ha fatto con me :)

Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia.
Questa ricetta la regalo a chi legge.
Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità:
per questo la lascio liberamente andare per il web.


mercoledì 15 gennaio 2014

Montréal sotterranea

Essendo nata nella Capitale, mi è capitato spesso di sentire parlare di Roma Sotterranea ossia di quell'intricato sistema di catacombe, cunicoli e reperti che è possibile visitare e che spesso sono state meta di gite scolastiche durante la mia infanzia.
Esiste tuttavia una Montréal sotto terra che sto imparando a conoscere anche ora e ben diversa da quella romana che ho avuto modo di scoprire da bambina.
Sto parlando del famoso souterrain di Montréal o ville intérieure o ancora Réso: oltre 30 km di città sotterranea che permette agli abitanti di Montréal di godersi shopping e intrattenimento anche quando al di fuori ci sono -40 gradi.
Prima di tutto un chiarimento: per città sotterranea non si deve pensare ad una città completamente sotto terra (anche se il nome, effettivamente, fa pensare a quello!) bensì ad una serie di edifici in superficie e nel sottosuolo connessi tra di loro. Una rete multi livello di servizi che vanno dalle scuole alle palestre agli hotel agli uffici e ovviamente passando per i negozi. Il tutto connesso con tunnel e metropolitane che permettono di usufruire del downtown senza obbligo di uscita all'esterno.
E' importante anche distaccarsi subito dall'idea del grosso centro commerciale tipico italiano: il souterrain non è solo shopping ospita infatti anche uffici, unità abitative, 5 università, alberghi ed è attraversata da 11 stazioni della metropolitana. Ha ben 160 punti d'accesso sparsi per la città e più di 500.000 persone la attraversano ogni giorno anche solo per spostarsi durante il tragitto per andare a lavoro.
Il progetto è effettivamente bellissimo: l'iniziale idea claustrofobica di una parte di città interamente sottoterra viene letteralmente spazzata via appena ci si entra. Il tutto è studiato in maniera incredibile. E ancora più incredibile è pensare che si tratta di un progetto nato negli anni 60 ma con una carica di modernità ben percepibile.
L'ideatore della città sotterranea di Montréal è l'urbanista Vincent Ponte che nel 1962 lavora sulla costruzione del primo grattacielo di Montréal (Place-Ville Marie) che viene collegato con un tunnel fino alla Stazione Centrale. Quando poi la metropolitana di Montréal ha cominciato la sua attività nel 1966, lo sviluppo parallelo della città sotterranea con la metro ha fatto il resto ed ora questo capolavoro di urbanistica si sviluppa per km!  Per darvi una idea di quanto il Réso si sia evoluto nel corso degli anni, ecco una cartina.

Non sono riuscita a trovare una mappa più grande ma questa rende bene quanto il sotterraneo occupi rispetto alle varie fermate della metropolitana di Montréal
E ora alcune curiosità!
Una delle zone del Réso si chiama Les Cours Mont-Royal ed è attualmente uno dei punti di shopping più famoso ma in realtà, nei primi anni 20, era un albergo di lusso del centro di Montrèal. Gli antichi fasti sono ancora osservabili da alcuni bellissimi dettagli come uno dei lampadari dell'area.

Grazie al sito An Untapped Guide to Montréal's Underground City
Questa foto permette di vedere molto bene la struttura originaria dell'albergo :)
Girando per il sottosuolo, poche persone realizzano quello che accade a livello stradale. Per esempio l'area che prende il nome di Promenades Cathédrale è costruita sotto una chiesa. La storia ci racconta che la cattedrale stava affondando tempo fa e la diocesi non aveva i fondi necessari per sistemare i problemi strutturali. Un consorzio di costruttori ha deciso di provvedere alle spese di ristrutturazione della chiesa chiedendo la possibilità di realizzare al di sotto una serie di negozi. In questa foto potete vedere come i pilastri che ora danno stabilità alla cattedrale siano ormai parte integrante del negozio sottostante.


Come molte fermate della metropolitana, anche il sotterraneo di Montréal è ricco di opere d'arte. Ecco alcune fotografie che mostrano alcune installazioni permanenti che è possibile ammirare durante la lunga passeggiata!






L'area di Place des Arts ospita anche un museo di arte moderna con installazioni temporanee e permanenti.

Pierre Granche, Comme si le temps… de la rue, Place des arts

Film projections a l'Espace Culturel Georges-Émile Lapalme
E per finire alcuni video per farvi vedere dal "vivo" cosa è la città sotterranea di Montréal :)


Video in francese (francese di Quebec! Se volete divertirvi a sentire le differenze) che ben illustra il progetto della città sotterranea. Divertente anche vedere il ragazzetto che esce di casa in maglietta perché in realtà non uscirà mai all'aperto...!



Altro video che trovo fatto veramente bene che fa anche un bel giro per la metropolitana :)

giovedì 9 gennaio 2014

Poutine

Quando si dice "misunderstanding"...
Ciao a tutti NerdFollowers!
Oggi torniamo ad affrontare un argomento che ancora, dopo mesi di permanenza a Montréal, ancora non sono riuscita a comprendere a fondo: il cibo in Canada.
Ne abbiamo parlato altre volte, ci abbiamo girato intorno, abbiamo tergiversato ma è giunto il momento di parlarne: quale è il piatto "tipico" di Montréal?
Partiamo da un presupposto doveroso: la quantità incredibile di culture e tradizioni che si incrociano in questa città fa si che non esista una vera e propria cucina tipica. Puoi mangiare veramente tutte le cucine del mondo ma quando si parla di piatto tipico tipo il binomio "pizza - Italia" con il Quebec ti risulta difficile.
Lo stesso Wikipedia Italiano propone una corretta quanto furba descrizione di poche righe:

"La cucina canadese è tipicamente regionale, le sue origini sono legate al dominio inglese e alla cucina americana, ma sono presenti influenze o rinescenze della cucina francese.
Nell'ovest del paese, la cucina è stata influenzata, oltre da quelle già citate, anche dalla cucina italiana, ucraina, polacca e scandinava."

Il primo piatto di cui vorrei parlare può sembrare strano agli occhi degli italiani, soprattutto quando facciamo l'errore di comparare con i nostri piatti tipici regionali. Tuttavia qui in Quebec è un affare serio quando si parla di ... poutine.
E per carità attenzione alla pronuncia!! Si avvicina più al suono di "putin" (nemmeno a farlo apposta, il nome del presidente russo scritto in francese diventa effettivamente Poutine!) piuttosto che al suono di "putèn" (anzi attenti perché poi scoppia la rissa...) "putin" per dirlo alla francese (/pˈtn/) ma se volete fare i fighi che parlano con accento del Quebec [put͡sɪn] ( listen)) 

Sarò sincera: per scrivere questo articolo ho provato a cercare un aiuto su Google. Non perché non abbia idea di cosa ho mangiato, ma cercavo conforto nella descrizione magari di altri italiani. Si perché la poutine non può essere spiegata, sinceramente. A spiegarla così, nero su bianco, sembra onestamente una schifezza. Bisogna assaggiarla. E ve lo dice una che ad ottobre, quando siamo venuti in viaggio di nozze, l'ha assaggiata con fare MOLTO sospetto e non ne è rimasta particolarmente colpita. Ma ora non posso farne a meno e quando si può, una piccola in due, non ce le facciamo mancare.

Cominciamo dalle basi: cosa c'è dentro la Poutine? Patatine fritte e sopra ci si mette formaggio e una salsa densa a base di brodo e farina. Seguite un mio consiglio: NON cercate le immagini della poutine. Vi farebbe passare la voglia di vivere. Ho fatto un giro e ve ne ho trovata una che secondo me rende bene ed è quasi appetitosa.

Paese che vai.. piatto tipico che trovi ...!
Sul sito La Cucina Nel Mondo, oltre a trovare questa bella foto ho trovato anche la ricetta che riporto qui... che magari aiuta meglio a mettere a fuoco il piatto. (E poi chissà.. magari volete provarla a casa :D!)

.:: Ingredienti ::.
300 grammi di "french fries" surgelate
100 grammi di cheese curds
Per la salsa:
1 quarto di litro di brodo di pollo o di vitello
50 grammi di farina
50 grammi di burro
sale e pepe a piacere
.:: Preparazione ::.
Fate bollire il brodo in un pentolino, aggiungete il burro e la farina e fate cuocere a fuoco alto per 2/3 minuti. Poi abbassate la fiamma e continuate a cuocerla per altri 35 minuti. Friggete le patatine in abbondante olio. Una volta pronte, mettete alcuni pezzetti di formaggio sul fondo, adagiate le patatine e poi ancora altro formaggio e da ultimo la salsa bella calda. Vi accorgerete che il formaggio comincerà a sciogliersi e vi assicuro che è un momento davvero piacevole soprattutto per il vostro palato.

Ora che ho cominciato a conoscere la poutine, e ad assaggiarla in diversi posti, posso sinceramente ammettere che si tratta di un piatto più complicato del previsto: tutti sono capaci a buttare sulle patatine una salsa fatta alla bene e meglio, ma effettivamente ci si mette poco a rovinare il piatto.. soprattutto nel rapporto con la sapidità del brodo.

Anche il formaggio è qualcosa a cui noi siamo difficilmente abituati: si tratta di un formaggio fresco chiamato cheese cure o anche squeky cheese perché tende a "cigolare" (*sigh*!) sotto i denti quando lo si mangia. Non ha un sapore particolarmente definito ma effettivamente con la salsa ci sta bene e dona un tocco di freschezza al piatto in generale.

Che per i canadesi l'argomento sia un affare serio è indubbio. A questo proposito vi segnalo un sito che ho trovato geniale nella sua professionalità amatoriale: The Poutine Pundit.
Si tratta del blog di un estimatore della poutine che ha deciso di visitare diversi locali nella zona del Quebec (qualcuno anche fuori, giusto per dargli una chance, ma basta leggere le FAQ per capire come la pensa a riguardo) ed ha creato una serie di review con classificone finale sulla base di criteri di selezione molto rigidi e, a mio avviso, ben spiegati a questo indirizzo
Devo dire che dopo aver letto l'attenzione che quest'uomo dedica ad ogni aspetto di un piatto così apparentemente semplice, mi si è rivalutato un po' tutto.

Nom nom nom.

Ancora un po' di curiosità:
Esistono delle varianti che non ho ancora avuto il coraggio di provare, sinceramente, ma anche perché io in cucina sono una amante della tradizione e perché soprattutto una Italian Poutine (variante con ragù alla bolognese o salsiccia) è un duro colpo alla tradizione emiliana della mia famiglia. Ma anche, per la gioia di tutti, la versione greca (con la feta) la New Jersey Poutine (con la mozzarella) la Poutine Persillade (con le patate con il prezzemolo) e così via.

Come tanti aneddoti in ambito culinario, anche la poutine pare sia nata per caso: dietro richiesta di un eccentrico cliente che chiese patatine fritte con salsa e formaggio ad uno chef di Warwick, che sconvolto dalla cosa se ne uscì con la frase "ça va faire une saudite poutine" ("finirà per essere un bel casino") e da lì il nome :)

Insomma per concludere: pur nella sua essenzialità, pur non avvicinandosi nemmeno lontanamente a tanti piatti che abbiamo la fortuna di mangiare in Italia, la Poutine ha comunque un suo carattere, una sua tradizione, delle sue regole ed è effettivamente qualcosa che almeno una volta, se siete da queste parti, va provata!!


lunedì 6 gennaio 2014

Montrèal: il 2013 in immagini

Un altro video BELLISSIMO realizzato 
dall'ente del Turismo di Montrèal che riassume il 2013 in immagini.

Lo trovo stupendo! Se non vivessi già qui ci verrei a vivere :D


domenica 5 gennaio 2014

Ma dove vai in Canada che fa freddo?



Cari utenti di Nerd In Canada: Buon Anno! 
Vi auguriamo di cuore un 2014 Bellissimo e ricco di novità positive!



Tra una cosa e l'altra oggi è il 5 Gennaio :) sono 10 mesi che siamo in Canada!
Il sembra ieri è d'obbligo perché davvero non sembra passato tutto questo tempo: gran parte della mia esperienza canadese è ancora in stand by visto che si attende ancora il permesso di lavoro e tutto quello che ne deriverà, ma comunque questa nuova vita ci piace e soprattutto tra un po' potremo dire di aver visto il Canada in tutte le sue stagioni.

Mentre vi scrivo è l'una di notte e fuori fanno -13 gradi: nemmeno tanti se si pensa che nei giorni scorsi siamo arrivati tranquillamente a -27 (ok erano le 7.30 di mattina) e a -21 mentre andavo a fare la spesa a piedi l'altro ieri pomeriggio :)
Brrrr...!!!

Eppure vi dirò una cosa: a me questo freddo incredibile non sta creando il minimo problema. Ed io vengo da Roma, città famosa per molte cose ma non certo per le temperature glaciali. In 32 anni ho visto la neve 5 volte, di cui due durante le mie trasferte nel nord Italia, una durante una gita scolastica in montagna e 2 in situazioni eccezionali a Roma (addirittura una volta dovettero chiudere le scuole e ricordo di essere rimasta a casa a giocare con il mio Commodore 128.. insomma.. non stiamo parlando certo dell'altro ieri)

Sarà la novità, sarà la capacità di questa città di affrontare gran parte delle cose con una organizzazione che francamente nella Capitale ci sogniamo, sarà il fatto che questo è un freddo secco e quindi basta coprirsi, sarà che io personalmente odio il caldo ed il freddo è qualcosa che riesco ad affrontare psicologicamente meglio, sarà che affronto queste cose con mio marito e mi piace ancora di più ma sinceramente io tutto questo grande problema del Temibile Freddo Canadese non lo sto provando.

Personalmente sembro l'Omino Michelin quando esco di casa e guardo con stupore alcuni autoctoni che escono dai negozi senza nemmeno mettere il cappellino, ma dopotutto sono turista e sono giustificata! :D

Insomma si: fa freddo, soprattutto quando tira vento (e quel -21 diventa "feels like -31" sul tuo telefono) ma le strade sono sgombre, i marciapiedi accessibili e con le dovute precauzioni si va senza grossi problemi.
Di certo non mi sono ancora trovata nella situazione imbarazzante di non poter entrare in metropolitana perché tutti i tombini del circondario erano tappati dalle foglie durante un temporale particolarmente potente.. cosa che invece mi è successa spesso e volentieri a Roma.

Capita di dover spalare la neve, ovviamente, per liberare la macchina e dover magari cambiare lato della strada a causa del passaggio della spalaneve ma è qualcosa che si mette in conto.
Op! Op! Lavorare!

Come scrivevo qualche riga più su, l'organizzazione della città non manca di stupirmi ogni volta: di nevicate veramente serie ce ne sono state un paio, e subito si è mossa la macchina per la pulizia delle strade. Qualche giorno fa mio marito mi ha raccontato che ogni volta che c'è una nevicata particolarmente corposa, la città di Montréal spende milioni di dollari per pulire la neve. Sono andata a cercare nel dettaglio ed oggi vorrei condividere con voi questo speciale di TVA Nouvelles che spiega nel dettaglio i costi ed il motivo per cui la città di Montréal spende più di altre città nel Quebec per le operazioni di pulizia della neve. (È ovviamente in francese ma l'ho trovato molto comprensibile :) )

Come buon proposito dell'Anno Nuovo, promettiamo un po' più di aggiornamenti e di fotografie affinché possiate vedere sempre di più com'è la vita a Montréal tramite i nostri nerdosissimi occhi :)

Ancora tanti auguri da parte nostra! <3

martedì 12 novembre 2013

FAQ, mon amour

Nuovamente benvenuti ai nostri lettori, recenti o meno, e possibilmente anche a qualche mio collega non italiano che ha "scoperto" il posto dopo l'articolo di domenica sul Fatto Quotidiano con l'ausilio di Google Translate :P In questi giorni come potete immaginare abbiamo ricevuto innumerevoli messaggi su ogni lido immaginabile e non (addirittura sull'account YouTube a mio nome che credo non abbia neanche video XD A questo proposito, facciamo presente che abbiamo recentemente aggiunto in alto la sezione "Scrivici", che contiene i nostri contatti.) Abbiamo ancora da rispondere a diversi messaggi, abbiate pazienza ^^;

Fa piacere ricevere così tante lettere, ognuna corredata dalla storia di chi scrive: impiegati, ingegneri, programmatori, scrittori, ricercatori, studenti, architetti, o anche solamente sognatori :) Testimonianze di chi già ha in programma di andarsene e di chi ci sta pensando, di esploratori dei cinque continenti che ci hanno preceduto, di sognatori che vorrebbero andarsene ma per via di situazioni personali difficili non riescono.

Molto spesso le domande che ci vengono poste hanno punti in comune, come prevedibile, abbiamo quindi pensato che fosse opportuno fare uno o più post con le cosidette FAQ, ossia le domande frequenti. Da quel che ci scriverete d'ora in avanti potremmo trarre spunto per aggiungere o modificare qualche cosa a beneficio anche degli altri lettori, naturalmente mantenendo la riservatezza dei lettori ;)

Consigliate di andare via dall'Italia?
No. L'emigrazione è sempre una scelta difficile, per alcuni necessaria, per molti impossibile. Andiamo per ordine (conto di tornare più avanti su ogni punto che necessiti approfondimenti):
1. Soldi: Innanzi tutto serve la possibilità economica di spostare sé stessi, eventuali familiari diretti e beni materiali essenziali, trovare affitto mentre si cerca lavoro e altri soldi per ogni evenienza, diciamo almeno 10.000€. Tenete presente che dovreste convincere l'immigrazione di avere i mezzi per tenervi in piedi nel prossimo futuro finché non vi stabilirete e non essere a carico dello stato a breve.
2. Affetti: è innegabile la presa che ha la famiglia, specialmente nella cultura italiana. Moltissimi sono legati fortemente ai propri cari, dopotutto è proprio il motivo per cui li chiamiamo così :) Secondo la mia personale opinione però, se è per un cambiamento in meglio oggettivamente visibile, molti per il vostro bene vi daranno la loro benedizione e l'augurio del successo, anche se in altri casi sappiamo che non la prendano così allegra purtroppo. Ogni famiglia è diversa e pertanto a voi di valutare. Dall'altro canto, il mondo di oggi permette di mantenere i contatti facilmente in diversi modi, invece di lentissime lettere o costose chiamate intercontinentali, oggi abbiamo Facebook, Skype, e-mail, e ogni altra forma sociale che ci permette di parlare e vedere la famiglia a migliaia di chilometri di distanza, di vedere alcuni canali italiani o anche solo di tenerci aggiornati sulla situazione con i giornali con una facilità che vent'anni fa era pura fantascienza.
3. Clima: mentre scrivo fuori nevica! È una nevicata molto timida al momento e non ne rimarrà traccia entro l'ora ma la temperatura è sotto allo zero e d'ora in poi fino ad aprile diventerà comune il paesaggio innevato. Non potete star qui senza aspettarvi di passare 6 mesi l'anno con freddo, neve, ghiaccio e tormente ad accompagnare le vostre giornate in ogni spostamento. Questo vale in modo e misura diverse per ogni paese che valuterete.
4. Lingua: In Canada è necessario sapere parlare fluentemente inglese, in Québec anche francese. Non è necessario saperli parlare immediatamente, ma impegnarsi a farlo nei tempi più brevi possibili, il governo ha anche dei corsi appositi per agevolare i nuovi arrivati ad integrarsi. Mentre per aspetti sociali quel che si vede in giro è l'unione di diversi mondi portati qui dagli immigrati, sono molti protettivi, a mio avviso a ragione, della propria identità nazionale. Per stare qui bisogna parlare le lingue nazionali, conoscere la storia, aderire agli ideali e vivere produttivamente, e non è certo l'unico paese a insistere molto su questo fronte.
5. Vari ed eventuali: la situazione personale di ognuno può includere complicazioni, mutui, età, difficoltà nelle lingue straniere, differenze culturali e quant'altro.
In breve no, l'emigrazione non è affatto semplice e non è per tutti. Detto ciò, alcuni provano uno spostamento da una zona all'altra d'Italia ad esempio, oppure reinventandosi con un nuovo mestiere o titoli di studio, è davvero una decisione che deve prendere ognuno per sé, l'importante secondo me è non arrendersi mai.

Sono convinto, il mio posto non è più qui, il Canada fa per me?
Mentre si mettono i soldi da parte se è un obiettivo raggiungibile, bisogna verificare di avere i requisiti per l'ingresso nel paese, il quale sia ben chiaro può benissimo non essere il Canada secondo le vostre personali opinioni, lingue conosciute, opportunità di lavoro e via discorrendo, ma capirete che noi dovendo parlare per esperienza lo portiamo come esempio :P Peraltro abbiamo ricevuto molte testimonianze da altri cosidetti expat, stabilitisi in Francia, Gran Bretagna, Messico, Norvegia, Australia, e altri ancora, quindi prendetevi il tempo di cercare il posto migliore per voi :)
Però mai e poi mai cercare di fare la furbata di arrivare qui in turismo, trovare un lavoretto da fare in nero e poi si vedrà. Se vi beccano potete iniziare a cercare un altro paese dove stare, il Canada ve lo siete bruciato. Non si arriva qui a sorpresa con un gommone urlando "aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più", anche i rifugiati hanno una trafila da fare e vengono esaminati.
La prima pagina da visitare sul sito dell'immigrazione canadese è certamente "Determina la tua eligibilità" (i link sono alla versione inglese, come tutti i siti canadesi è disponibile la versione francese se preferite). Come riportato, ci sono diversi controlli da fare prima di considerare la richiesta di immigrazione, che spaziano fra affiliazioni, sicurezza, criminalità, e parentela con individui cui è stata rifiutato l'ingresso nel paese per questi motivi, non escludendo altri vari ed eventuali che spuntino in fase di verifica. Insomma, i controlli si fanno all'ingresso. Spero non sia un problema per chi legge questo blog, ma preferiscono mettere le mani avanti.

Non ho problemi che mi impediscono di entrare in Canada, qual è il prossimo passo?
Supponendo di non aver intoppi per quanto sopra, ci sono varie strade possibili per entrare nel paese, attraverso le quali cerca di guidarvi il wizard "Venite in Canada" che spiega strada facendo in caso di necessità alcuni dei requisiti. Se invece preferite c'è l'elenco delle possibilità, ognuna con il suo kit di documenti da compilare accuratamente che potete scaricare online:
- Lavoratore in Canada nelle professioni ricercate (FSW), in cui si vedono i mestieri più richiesti al momento e per i quali si mira l'immigrazione principale, con un limite di 5000 richieste totali e 300 per categoria (eccetto medici che possono arrivare a 1000), limiti che in alcuni casi sono già stati raggiunti al momento in cui scrivo e salvo novità verranno reimpostati il 30 maggio 2014.
- Lavoratore in Québec nelle professioni ricercate (QSW), come sopra ma preapprovato dal Québec in particolare (CSQ), oppure Nominazioni provinciali, dove si chiede ad una provincia il permesso di stabilirsi in base alle sue richieste di lavoro. Il Québec spesso viene considerato caso a parte, questo è uno di quei casi.
- Canadian Experience Class (CEC), dove ci sono al momento 205 diversi mestieri richiesti in maniera minore rispetto al FSW, con un limite di 200 per specializzazione e 12000 in totale. Il limite di questa sezione è stato appena reimpostato il 09/11/2013 e pertanto aperto alle richieste. Si applica solamente a coloro che abbiano avuto esperienze di lavoro in Canada durante gli ultimi 3 anni.
- Imprenditori, investitori e lavoratori autonomi, di cui però per i primi due non vengono più accettate richieste fino a nuova comunicazione a causa del gran numero ancora in sospeso.
- Ricongiungimento familiare, soggetto a diversi inasprimenti negli ultimi anni per via dei furboni che cercavano di entrare nel paese con matrimoni di convenienza.
- Badanti a residenza fissa, che si occupano di bambini, anziani o persone che richiedono assistenza continua, vivendo assieme a loro.
- Rifugiati.

Non rientro nelle categorie richieste, c'è speranza?
Può darsi, se non ora magari più avanti, oppure cercate ancora altrove. Ad inizio 2013 ci fu l'International Experience Canada che permise a molti di richiedere un visto di 12 mesi per provare a vivere e lavorare in Canada. È il caso di far presente che abbiamo conosciuto persone di nazionalità diverse che hanno provato il Canada ma hanno deciso che non fa per loro ed hanno pertanto deciso di tornare indietro senza molti patemi per poi riprovare da un'altra parte magari. Il "ritorno a testa bassa" è un concetto molto, molto italiano, altri vedono l'uscita fuori porta come un'utile esperienza positiva. Quindi tenete d'occhio il sito dell'immigrazione ogni tanto, potrebbe esserci qualche novità da prendere al volo, o ancora fatevi un viaggio fuori stagione che costa meno (e vi fate un'idea dell'inverno così non dite che non vi avevamo avvertito :P)

Quali documenti sono necessari e come posso farmeli riconoscere?
Il passaporto fa le veci di ogni documento di identità locale senza bisogno di farlo tradurre, quindi visto che ad ogni modo è necessario per viaggiare risparmiate almeno su quello.
Saranno poi necessari i titoli di studio a disposizione, ma convertiti, una semplice traduzione è un "pezzo di carta" come un'altro che potete presentare come referenza ma non valido per posti di lavoro ambiziosi. Per maggiori informazioni sull'equiparazione del titolo di studio bisogna vedere la pagina dedicata della regione. In ambito di certificazioni, si consiglia in quelle pagine anche di contattare per informazioni specifiche l'ente o albo che regola il mestiere nel paese d'origine, che meglio saprà orientarvi.
Fra i documenti reperibili in comune, citiamo stato civile, estratto di nascita, certificato di matrimonio, e aggiungiamo dal commissariato il casellario giudiziale e certificato dei carichi pendenti. Per questi ed altri eventuali documenti sarà necessaria la traduzione giurata per la riconoscibilità all'estero.

Lavoro nel campo [xyz], mi serve una proposta di lavoro per ottenere il visto di lavoro, conoscete qualcuno nel settore?
Può accadere, ma molto probabilmente no ^^; Quello che consigliamo è sia di farsi un'idea del mercato del lavoro del campo in questione, tramite siti come Jobboom, Workopolis o Emploi Québec, sia di contattare direttamente le aziende che vi interessano. L'impegno ad assumervi in futuro quando avrete passato la selezione dell'immigrazione non è da sottovalutarsi e non si improvvisa, tra le altre cose il datore di lavoro deve dimostrare che non è in grado di trovare il personale giusto all'interno del paese e per questo deve assumere all'estero.